mercoledì 25 luglio 2007

Malik Zidi

Carissime seguaci, in questa settimana post celebrazione di questo club di elette estimatrici del Blog, ho pensato bene di andare a scoprire un bel giovincello nella sempre fertile terra di Oltralpe, e quindi eccovi servito su piatto d'argento (possibilmente insieme al patè d'oca):

Malik Zidi

Con questo anemico eunuco, astro nascente del cinema francese, figlio di padre algerino e madre bretone, voglio abbattere il radicato pregiudizio sulle persone dai capelli rossi, molte volte bistrattate e considerate portatrici di sfiga-virus-catastrofi di ogni sorta, ed invece, a mio parere, spesso molto affascinanti.

Che cuore buono che ho.

Sono strasicuro che resterete ammaliate dal fascino esotico di questo imberbe ermafrodito, con le giacche griffate Yves Saint Laurent, e le sue palpebre a mezz'asta, tipiche di chi tira tardi la sera in compagnia di una fida boccia di pampero e di una sfilza imprecisata di droghe assortite, sempre e comunque protetto da questa sua faccia che pare un po un incrocio fra il compagno di classe secchione e il dandy impenitente che sta tre ore davanti allo specchio prima di uscire (e probabilmente si tira anche un segone).
E poi, ragazze mie, questo ha del talento, un talento così grande che lo ha portato, a soli 32 anni, a ricevere l'ambito premio "scatizzolo d'oro", un riconoscimento molto ambito in Francia, consistente in un biscotto "Togo" di dimensioni sensibilmente maggiorate, completamente laccato d'oro, che viene affibbiato a chi si rende protagonista della più atroce figura di merda durante le riprese di un film.
E se pensate che lui ha sbaragliato la concorrenza perchè sopreso ad attaccare le sue caccole su una statua di deGaulle, al novantesimo ciak della scena madre di "Place Vendome", non potrete fare altro che assumerlo come nuovo idolo, anche se questo povero microcefalo (come testimonia l'ultima foto) è riuscito a scambiare il premio per un telefono cellulare...

aaaah!!! la rive gauche!!!







mercoledì 18 luglio 2007

Brandon Boyd

Ed eccoci di nuovo qua, care seguaci, la canicola ci assale, in questo torrido luglio e quindi non c'è niente di meglio che tuffarsi negli splendidi occhi nocciola (magari gliele infilassero per davvero le bacche nelle pupille...) di:

Brandon Boyd

Questo figaccione californiano, è il vocalist di una tipica band finto alternativa made in USA, che qualche illuminato discografico ha pensato bene di chiamare "Incubus", nome direi alquanto infelice, forse uno di quegli esotismi linguistici che tanto affascinano gli "english speakers", ma che a noi latini pare alquanto cachevole, per non parlare dell'infausto significato del vocabolo, quantomeno inadatto ad un gruppo "pop-rock".
Ma dato che non sono Umberto Eco ma il Moderatore, mi soffermerò sul lato estetico della faccenda, e qui, care mie, c'è poco da discutere. Questo bamboccione, con il tatuaggio rosso sull'avambraccio e gli orecchini di 18 cm di diametro, è il classico prototipo del ficone alternativo, quello che garba un po a tutte, dalla casalinga frust(r)ata alla squatter che passa il tempo roteando catene infuocate, uno di quelli che "una volta avevo i dreadlocks ma poi li ho tagliati per poter sfilare a Pitti bimbo perchè mi davano 20000 euri", praticamente la versione americana di Marco Cocci, al quale probabilmente lo accomuna anche la stessa sostanza di cui è composta la sua materia grigia, cioè la Ghisa.
Che dire di più, non posso che chiudere ricordandovi l'immancabile appuntamento di domenica sera e vi lascio alle vostre divagazioni oniriche su aromatizzati, camporelleschi cicchini, da consumare in compagnia del bel Brandon, magari, perchè no, nelle campagne intorno a Diacceto...
Bye bye









mercoledì 11 luglio 2007

Mathias Lauridsen

Care mie, ho notato che, da quando è partita questa nuova avventura del blog, non vi siete scaldate più di tanto per le mie proposte, al che, il sottoscritto moderatore, ha deciso di calare l'asso presentandovi questo modello-bomba-a-mano che prende il nome di:

Mathias Lauridsen

Dopo aver notato questo efebico volto nella campagna pubblicitaria del profumo di una nota marca di abbigliamento d'alto bordo (vale a dire destinata a puttanoni e imprenditori con seconda casa a Miami), ho istantaneamente inziato le mie ricerche sulla sua identità al fine di rendere edotta la mia folta schiera di seguaci su quello che pare sia al momento uno dei più ambiti top-model in circolazione.
Questo bel danese dalla chioma ondulata e dai penetranti occhi cerulei, probabilmente creato in laboratorio tramite l'accoppiamento fra Milla Jovovich e una borsa di pitone (motivo per il quale il nostro manfruitico sex symbol si ritrova questo
rettilofilo taglio degli occhi), è la perfetta figura simbolo del terzo sesso, quel qualcosa cioè di indefinibile fra uomo-donna e bambesio, che tutti gli esperti di immagine sognano di associare al marchio che devono propagandare, perchè, ormai è noto, il 2000 è il millennio dell'avvento del metrosexual, in tutte le sue forme, da David Beckam a questo levigato sirenetto.
A questo punto, mie care, perdetevi nei suoi snake eyes fino a rimanere completamente inebetite dal suo sguardo, come la avvenente figura equino-femminea dell'ultima immagine in calce, che, nel tentativo di imparentarsi siamesamente con il suo idolo, ha tenuto la sua guancia attaccata a quella di Mathias per così tanto tempo che ha finito addirittura per assumerne per osmosi la materia grigia, ritrovandosi così completamente decerebrata... ma d'altra parte si sà...
per amore si fà questo ed altro...

Arrivederci










mercoledì 4 luglio 2007

Andrew Howe Besozzi

Carissime seguaci, nella speranza che abbiate metabolizzato la trasformazione in Blog del nostro amato appuntamento settimanale, io, dal momento che è da un po che non si vede un po di colore,
torno a pescare nel mondo della “Blackness” proponendovi l’astro nascente dell’atletica italiana che risponde al nome di:

Andrew Howe Besozzi

Questo muscoloso e longilineo “coloured”, fresco primatista italiano di salto in lungo, ha tutti i numeri per popolare le vostre fantasie, nonché per diventare una prossima figura mediatica sulla quale puntare.
Eh si perché questo sorridente mulattto, nato a Rieti da madre atleta afroamericana e padre local Laziale, che dopo aver concepito il pargolo pare sia tornato alla sua abituale occupazione di barcarolo-sciupafemmine che gli ha valso il soprannome de “l’Alain Delon del lago di Bolsena”, ha tutte le carte in regole per sfondare le porte dell’attenzione pubblica.
Ha un pronunciato accento laziale, una bella presenza, una notevole esuberanza-burineria, che dall’occhio buonista del politico o direttore marketing di turno può essere scambiata per simpatia, qualità che, in un paese come il nostro dove l’integrazione razziale è ancora un miraggio, lo rende una preda ambita in veste di veicolo promozionale, una sorta di prototipico frutto del melting pot tricolore, e adesso che le sue imprese sportive lo hanno portato sotto i riflettori, già sono iniziate le comparsate a Radio Deejay e le foto in posa sul cofano di qualche nuova Fiat targata Elkann….

Quando lo vedrete come testimonial di chissà quale ditta di abigliamento o quando campeggierà sui flyer del Meccanò come presenza-attiraclienti, ricordatevi che l’avete visto per la prima volta su questo blog….
Allo stesso tempo ovviamente avrà però smesso di vincere, riportando così l’Italia alle sventure sportive che le competono, ma d’altronde, chissenefrega, tanto
“C’è solo la Fiorentina”.

Arrivedooorci!