mercoledì 30 aprile 2008

Claudio Santamaria

Il viaggio nelle terre nordiche non mi pare sia riuscito a rivitalizzare questo blog, ma il prode moderatore, che mai si dà per vinto, rialza la testa, e punta dritto sulla Capitale, dove, in mezzo a tante meraviglie, emerge

Claudio Santamaria

Prototipo dell'attore GGGiovane, al posto giusto nel momento giusto, palpebre pesanti che fanno tanto "razzi a colazione", capelli ricci che fanno tanto "68 wannabe", scarpe grosse, cervello fino, e poi dritto, fino al mattino.
Poi la strada la trovi da te, porta all'isola dei famosi, dove questo prepuziforme elemento si troverà presto ad annaspare, portato a spalla dalla famiglia di Rino Gaetano, volenterosa di toglierlo dalla circolazione dopo averlo visto offendere la memoria del loro illustre avo nella fiction targata Rai, dove appunto il nostro odierno marpione interpretava la figura dell'insolito cantautore calabrese.
Fiction che io, ovviamente, non ho visto.
Bisogna constatare, in ogni caso, il crescente successo del nostro odierno bellimbusto, le cui fan saranno contente di stropicciarsi gli occhi per tutta la giornata di domani, dal momento che lo ritroverete su parecchi schermi, in quanto incaricato dell'onorabilissimo ruolo di presentatore del concerto del Primo Maggio (sti cazzi!), evento ormai considerato solo dal Papa e dai suoi più immediati colaboratori, fra i quali si annovera Giovanni Lindo Feretti.
Arrivederci!











mercoledì 23 aprile 2008

Hallgrim Hansegård

Tira aria di polemica da queste parti.
Il blog va "ringalluzzito", mi si dice, e quindi cosa di meglio se non una bella folata di aria fredda dalle gelide terre scandinave?
Un biondo ciclone che, trasportato dal Buran, giunge a passi di danza acrobatica ad infuocare gli ormoni dell'esigente platea di questa rubrica, e si svela col suo prossimamente famoso nome:

Hallgrim Hansegård

Da tanto non vi davo in pasto un classico vikingo, dagli occhi gelidi e dai lineamenti decisi, ma qui, care/i mie/ei, c'è di più.
Qui siamo al cospetto di un artista a 360°, un videomaker coi fiocchi, che, al contrario dello stereotipo del "nerd" magrolino ed occhialuto che passa le giornate di fronte al computer,questo qui, quando spegne il suo macintosh, balla.
Ammesso che prendere a pedate un cappello da Puffo attaccato ad un bastone rientri nei parametri della danza.
Le sue movenze acrobatiche hanno stregato da tempo frotte di ragazzine norvegesi, così come le televisioni locali, che lo hanno incensato ed eletto "artista folk del 2007", un ambitissimo riconoscimento che molti suoi connazionali, incapaci, ahiloro, di eseguire tripli carpiati da fermo, si sogneranno di ricevere nell'arco delle loro misere vite.
Un gentiluomo dal torace tartarugato, che con le sue evoluzioni è giunto fino alla imprescindibile ribalta di "Danse Feber", una sorta di versione scandinava di "Amici" di Maria de Filippi, riuscendo, anche in quella circostanza, ad impressionare gli spettatori, facendo registrare uno share inaudito per la tv norvegese (da quelle parti, si sa, la gente passa le serate a scaccolarsi), ed iniziando un culto che, ve lo dice il moderatore, lo porterà lontano, forse addirittura lo vedremo ballare sui trattori al prossimo "Toscanello doro", se il tempo sarà clemente...

www.laus.no









mercoledì 9 aprile 2008

Maurizio Arcieri

Venti di Polemica su questo nostro settimanale appuntamento.
Venti che scuotono il moderatore e lo conducono, conscio dell'alto grado di rischio-infamate che incombe su di lui, sul luccicante sentiero della New Wave, di quella Made in Italy però, e, spostandosi il ciuffo, è fiero di presentarvi:

Maurizio Arcieri

Prime Mover del Beat italiano con i "New Dada", questo affascinante giovinotto Milanese, si è impresso nella storia della musica Italiana, o più probabilmente in quella dei casi umani dello stivale, per aver dato vita, alla fine degli anni 70, al duo electro dei "Chrisma", una sorta di versione autoctona (e non vi sto neppure a dire quanto liofilizzata), della coppia NewYorkese dei "Suicide", che contemporaneamente scioccava il Lower East Side a colpi di sintetizzatori analogici e vestiti di pelle nera.
Ora, dico io, ma chi sarà mai stato l'illuminato discografico che ha trasformato il nostro eroe da impomatato musicarello stile Beach Boys a ossigenato-allucinato crooner con tanto di condimento posticcio in salsa punk, soprattuto durante i concerti, nei quali pare che il nostro uomo-fava non perdesse l'occasione di mettere in scena temibilissimi spogliarelli a base di vesti squarciate con coltellini svizzeri (marca "Victorinox", per l'esattezza).
O forse, più dell'illuminato discografico di cui sopra si è detto, non sarà stata autrice di questa svolta la sinistra Christina Moser, conosciuta dal bel Maurizio all'epoca del Beat, e quindi divenuta sua moglie nel pieno fiorire del movimento Punk?
Chissà!
In ogni caso , che sia colpa di Maurizio, del discografico illuminato, o della Christina Moser, di sicuro l'idea del nome "Chrisma", ottenuto unendo le iniziali dei due (diabolici) amanti, è di per sè alquanto terribile.
Pensate solo a cosa si potrebbe ottenere, trasportando questa geniale tecnica di naming nel panorama attuale della politica italiana e dei suoi schieramenti:
Si otterebbero leviatani come un "Silberto", a capo della "Casa delle armi in pugno", oppure un "Waltonio", fiero e deciso leader
democratico, che parla di sicurezza e prosperità futura, evitando però, con molta accuratezza, i congiuntivi...

Ma mi pare che sia giunto il momento di fermarsi, dato che penso, data l'ora, di aver turbato i sonni di diverse persone...














mercoledì 2 aprile 2008

Sam Riley

Eccoci qua.
Dopo il signorile esempio di perdente "made in Italy" della settimana scorsa, torno a farmi affascinare dal mondo anglosassone, e vi do' in pasto l'algida avvenenza di:

Sam Riley

Emergente attore inglese classe 1980, questo ciuffato segalitico si è fatto notare (per modo di dire, visto che il film è passato solo di sfuggita in Italia) per aver interpretato, nel lungometraggio denominato "Control", il complesso personaggio di Ian Curtis, defunto leader dei "Joy Division", cult band per eccellenza della "New Wave" Inglese.
Ebbene, sotto la direzione del mago dei videoclips Anton Corbijn, il ragazzo non sfigura nella pellicola in bianco e nero che ben ritrae la nebulosa vitalità della Manchester di fine anni '70, assumendo fedelmente i connotati di quel cantante dalla voce bassa e dal volto pallido, fragile quanto carismatica icona di un'epoca ormai andata, che tanti cuori ha infranto, e tanti altri continua a tormentarne tuttora, dal Derbyshire fino al basso Mugello.
Ed effettivamente, come si fa a non perdere il controllo di fronte a cotale esemplare di caccola albionica, suvvia, accendete il giradischi ed iniziate a fantasticare...