mercoledì 28 maggio 2008

Ennio Capasa

La calura è arrivata, l'afa ci spossa e turba le nostre notti, agitandoci in un turbinio di pensieri lascivi, i sogni ci portano in lande immaginifiche dove le rate del mutuo si mescolano alle più inconfessabili pulsioni istintive, trascinandoci in avventure trainate da intrecci degni di un film di David Lynch.
E proprio il grande cineasta americano, sempre di scuro vestito, non sfigurerebbe affatto con addosso un capo firmato da:

Ennio Capasa

Il quasi 50enne designer pugliese molto tempo fa è partito dal Salento alla volta della capitale italiana della moda, con uno zaino pieno di burrata e molte aspirazioni nella testa, ed ha realizzato il suo sogno di sfondare nel campo del Fashion, dato che il suo marchio "Costume National", ora più che mai ha assunto il valore di un consolidato status symbol, ammaliando con i suoi toni scuri e le forme sottili, fior fiori di vips come Mick Jagger o Willem Defoe, e cattive ragazze come Juliette Lewis e Stefania Rocca (che cattiva non è ma a me mi garba un monte).
Ora, care mie/i, non è dato sbilanciarsi sulla sua inclinazione sessuale, ma certamente siamo di fronte ad un gran pezzo di "Homus Mediterraneus", dai capelli ricci e dalla pelle scura, con quelle folte sopracciglia che incastonano due occhi di brace, pronti a squadrarvi da capo a piedi, in un raptus di fitting automatico, capaci in un attimo di rivelarvi la vostra taglia come la macchinetta delle cassiere della Coop rivela i prezzi dopo un fulmineo passaggio sul codice a barre.
Questo è uno di quelli che vi prepara una cena a base di ostriche, con la "Greatest hits" di Mango in sottofondo, che vi serve le pietanze su piatti di avorio e che ha le iniziali pure sul tovagliolo con il quale si netta la boccuccia da marpione, che differenza fà se poi nel letto ci trovate MORGAN!

L'importante sarà aver passato una piacevole serata nel dorato mondo della moda.










mercoledì 21 maggio 2008

Pablo Daniel Osvaldo

Eccoci qua, in questo mercoledì griffato Champions league, ancora ebbro per il lieto fine del campionato di calcio, mi permetto di raccogliere al volo l'illuminato consiglio di una delle più fedeli seguaci di questo blog e, con la sciarpa al collo, vi presento:

Pablo Daniel Osvaldo

Ebbene si, da tanto, troppo tempo questa rubrica non tornava a calpestare la verde erba dei campi da calcio, nei quali la giovane promessa di quest'oggi ha brillato in modo decisamente sfavillante in almeno un paio di importantissime occasioni.
È stato proprio lui, infatti, a regalare alla Fiorentina la qualificazione ai preliminari della più prestigiosa competizione continentale, con un memorabile gesto tecnico-atletico che ha permesso di superare il Torino, in quello stesso stadio dove pochi mesi fa, il ventunenne argentino siglò il definitivo gol del 2-3 nella storica vittoria contro la innominabile, raccapricciante seconda squadra della città della Mole.
Se per di più ci si mette anche il fatto che costui è pure un bel ragazzo, non potete che finire a fargli la punta all'uscita dagli allenamenti, al solo scopo di alzarvi la maglietta e sfoderargli nel viso un topless da paura, che lo porterà ad inchiodare
al suolo la sua fiammante smart modello "bombammano", per avvinghiarvi in una lussuriosa presa al fine di consumare una infuocata camporella nei limitrofi colli di Settignano.
Con buona pace di Giampaolo Pazzini, che ormai non se lo caca più nessuno ed è costretto a sfogare i suoi istinti con il travello che gira col triciclo in Oltrarno, che fra l'altro è tifoso/a del Pisa.

Ora e sempre
Juve merda










mercoledì 14 maggio 2008

Nicolas Duvauchelle

Lo sapete, sono un burlone, e la settimana scorsa ho scherzato col fuoco, col fuoco sacro della vampa dell'Eros, e per questo, conscio delle vostre esigenze torno a proporvi un pezzo di Uomo con la "U" maiuscola, seppur con la "R" moscia (soltanto quella, non vi preoccupate...) che risponde al nome di:

Nicolas Duvauchelle

Ventottenne francese, dalla bionda criniera e dal torbido sguardo, costui incarna l'ennesimo tentativo di scalata dalla passerella alla pellicola, l'ennesima riproposizione di quello sforzo verso una "erezione artistica" più volte raggiunta da una tremebonda sfilza di ominidi fra i quali mi pare doveroso ricordare Paolo Calissano e Walter Nudo (quest'ultimo, è ormai cosa nota, pare abbia mosso i primi passi nel mondo del jet-set spacciandosi come sosia del sottoscritto moderatore).
Ed eccoci quindi al nostro bel biondino d'Oltralpe, che, dalle campagne patinate di Hugo Boss, si è ritrovato a spaccare muri grazie alle cariche di Raudi© nascosti nelle tasche dei suoi "levi's engineered jeans", per arrivare infine a fare breccia nelle menti di qualche recente cineasta francofono(o più probabilmente di qualche loro direttrice casting) ritrovandosi così nel "roster" di svariati film.
Il bello è che in queste pellicole si è ritagliato sovente ruoli da duro tatuato, cosa che stride decisamente con quella sua faccia da bambesio ma non con la sua suadente voce tendente vero il greve, probabilmente risultato di notti insonni passate a fare abluzioni con l'acqua di Colonia, che gli hanno ingrossato le corde vocali (10 anni fa parlava come il direttore del TG5 Mario Giordano, per di più in francese), ma che lo porteranno presto ad una cronica afonia, che lo riporterà, nella migliore delle ipotesi, al suo originale status di uomo copertina, con buona pace di tutti noi, che siamo ben consapevoli che da quella bocca non sarebbero mai potuti uscire concetti degni di un gigante del pensiero...












mercoledì 7 maggio 2008

Rufus Wainwright

Signore e signori, sono lieto di aver riportato il sole su queste opache pagine web, e, da buon provocatore, non mi faccio problemi ad oscurare la luce rifulgente dalle pesanti palpebre di Santamaria(Piena di Grazia), adesso ancora più pesanti dopo i postumi del Primo Maggio, e vi sbatto in faccia un finocchio DOC.
Una checca dall'ugola d'oro di nome:

Rufus Wainwright

Cantante Canadese, dalle ambizioni liriche e dallo sguardo da cerbiatto ferito, questo basettato manfruito è salito alla ribalta negli ultimi anni, infuocando le platee della sua residenza Newyorkese, a colpi di canzoni POP maiuscole ed epiche, dagli arrangiamenti sgargianti quanto i suoi vestiti, e che lui porta alla sublimazione grazie ad interpretazioni ricche di pathos, che ne hanno decretato il suo status di "cult", e che hanno portato recentemente il regista suo connazionale Denys Arcand ad affidargli la ouverture del film "L'età Barbarica".
Icona gay del 21esimo secolo, metrosexual per antonomasia, il 34enne Rufus (da non confondere, orientamenti sessuali a parte, con l'omonimo deejay fiorentino), aprirà di sicuro una breccia nei vostri cuori, ruberà il posto che avevate lasciato per Claudio Santamaria, lo sodomizzerà ripetutamente (Santamaria, non il posto), e poi, ebbro della sua prestazione, salirà fin nelle vostre corde vocali, e vi costringerà ad interpretare l'intera opera del "Fidelio" di Beethoven, davanti al vostro malcapitato partner (che nella migliore delle ipotesi potrebbe essere Santamaria).
Tutto ciò, ovviamente, al solo fine di convertirvi all'omosessualità, di cui lui è l'apostolo eletto, fine che comunque il bel Rufus non riuscirà ad ottenere, poichè le vostre ugole saranno liberate dal pronto intervento di Luca Toni, che con la sua bazza prominente, si librerà in un tuffo di testa, cancellando il cantachecca dalla scomoda posizione alla base della vostra lingua, e riportando l'ardore eterosessuale mediterraneo nel vostro sistema endocrino.