mercoledì 25 giugno 2008

Cole Mohr

Carissime/i appassionate/i lettrici/ori.
Vi informo che siamo giunti ad un traguardo decisamente importante, perchè il blog festeggia proprio questa settimana il suo primo anno di esistenza!
E quindi, a parte le lingue di Menelicche, i festoni e le trombe da stadio (che sono comunque ben accette), quale migliore modo di festeggiare questa ricorrenza se non presentandovi l'ennesimo sensuale virgulto che io, moderatore riconoscente e grato verso la sua attenta ed esigente platea, vi vado a presentare:

Cole Mohr

Efebico modello di nazionalità(credo) statunitense, penetrerà nelle vostre menti, ancora intorpidite delle sedute di ipnosi che Giucas Casella propagava dalla TV di stato, e non se ne andrà facilmente, ma anzi, si piazzerà in un angolo, accovacciato, con la sua aria da giovane canaglia, e vi spengerà i mozziconi dei cicchini bambati sul cervelletto, bruciandovi la ragione come e più di una micropunta e lasciandovi definitivamente in balia dell'istinto.
Dandy e trendy allo stesso tempo, il nostro Cole incarna alla perfezione lo stereotipo del metrosexual, categoria di ominide che da tempo non viene celebrata a dovere in questa rubrica, che invece ha spesso agevolato la diffusione di questa nuova patologia di disadattamento nella civiltà occidentale contemporanea, e mi pareva più che pertinente, in questo commovente traguardo del nostro primo anniversario, portare sul trono settimanale un esemplare talmente cristallino di questa corrente che è stata di grande ispirazione per questi ormai cronici deliri del mercoledì.
Una corrente che da David Beckam all'appendiabiti che oggi offro alla vostra famelica voglia di fustigazione (sia dei costumi che dei senza costume), ha sempre mietuto un grande successo, in modo trasversale nel mondo femminile e in quello maschile, ed in quelle terre di mezzo che appunto uno come Cole Mohr rappresenta alla perfezione.

In ogni caso, il vero motivo di orgoglio per me moderatore tenace e intransigente, è scoprire che il blog si diffonde, ed arriva a cogliere delle incommensurabili soddisfazioni come questa...

http://davegahan.forumcommunity.net/?t=14928329










mercoledì 18 giugno 2008

Ruben Cortada

C'è del malumore.
Ed è proprio in questi frangenti che il moderatore tira fuori l'asso dalla sua manica, complice l'aria di Pitti, che porta sempre un irresistibile mix di sconforto e curiosità fashionista, vi porto in pista a ritmo di merengue la inconfutabile avvenenza di:

Ruben Cortada

Resosi simulacro come uomo immagine della marca di "underwear" Julipet, questo Cubano dagli occhi verdi, novello Godzilla, incenerisce già da qualche tempo orde di automobiliste distratte dal suo scultoreo fisico, che dai 6x3 sfonda perentoriamente i parabrezza, come sasso gettato dal cavalcavia.
Come il sasso è appunto il suo petto, marmo è il minerale che tornisce le sue cosce, foglie di acero (per quanto sapientemente camuffate da cuoio capelluto) guarniscono la sua calotta cranica, tradendo così una fascinazione verso la cultura nordamericana, caratteristica che gli ha provocato l'avversione del Lider Maximo, che lo ha dichiarato un pericoloso "maricon", esempio negativo per tutti i giovani cubani, da sempre bene allenati alla pratica della circonvenzione della donna occidentale.
Ma il buon Ruben, animo nobile e scarpa numero 49, ha deciso di non rispondere alle provocazioni delle alte cariche del suo paese, e, seppure a malincuore, ha scelto da tempo la via dell'esilio volontario, della vita apolide, dalle passerelle di Milano ai set di New York, dalle spiagge di Rio ai bordelli di Budapest, dimostrando così un'anima picaresca, che lo rende non solo un banale oggetto del desiderio, ma anche uno straordinario compagno di ballo, soprattutto quando viene il suo momento, alla annuale festa del perdono di Terranuova Bracciolini, quando, nel bel mezzo della serata "Sabor Latino", il Dj Cesar Martignon urla nel microfono "el hombre del partido", e lui si materializza, canottiera aderente e spadrillas di pitone (il tutto griffato Julipet, ovviamente) scatenandosi in fulminee rotazioni di bacino, per poi dileguarsi fra una selva di braccia adoranti, sull'interregionale per Cortona, dove lo aspetta, lubrificato a dovere, il buon Lorenzo Cherubini, che stanco delle continue cornificazioni, ha deciso nel frattempo di dedicarsi al suo stesso sesso.










mercoledì 11 giugno 2008

Pharrell Williams

Black is the color of freedom.
Manca un po' di colore in questo blog, di colore scuro, da troppo tempo, ed io, da sempre sostenitore del "Melting Pot", riparo subito a questo eccessivo sbilanciamento verso la razza caucasica presentandovi uno dei producers più in voga nel mondo della "Black Music" rispondente al nome di:

Pharrell Williams

Uno degli ultimi Re mida dell'ormai agonizzante mondo dell'industria discografia, questo "coloured" faccia da schiaffi ha baciato con il suo tocco magico moltissime hits degli ultimi anni, dagli esordi con Kelis e altri nomi minori dell Hip Hop (quando ancora lavorava insieme ad un chicano-vietnamita inguardabile di nome Chad Hugo), fino all'esplosione degli ultimi anni che lo ha portato a lavorare su mega produzioni come i recenti dischi di Justin Timberlake, Gwen Stefani, ed addirittura con Sua Maestà della Modaiolità Madonna.
Il suo talento è altresì direttamente proporzionale tanto alla sua tamarraggine, quanto alla sua voglia di protagonismo, e per questo il nostro odierno sensuale seduttore si esalta tanto nel lancio di una inquietante linea di abbigliamento dal censurabile brand BBC (Billionaire Boys Club, una roba da far impallidire anche Briatore e Lapo Elkann), quanto in sempre più ingombranti apparizioni nei videoclips degli artisti che produce, spinto da un "Ego Boosting" che ormai gli sta facendo perdere la retta via delle sue prime produzioni, contraddistinte da una esaltante combinazione di percussioni metalliche, sintetizzatori zanzarosi e "grooves" assassini, per autocelebrarsi in avvinghiamenti ai fianchi della signora Ciccone (styled by Madame Trousseau) o in passi di danza al fianco di Justin Timberlake, il quale ha capito che, per assumere il ruolo(e le fortune) di nuovo Michael Jackson, non si deve diventare negri per poi fare il bagno nell'Ace Gentile, ma basta assumere alla produzione dei propri dischi dei cazzuti esponenti della più ispirata Blackness come Pharrel o il suo dirimpettaio obeso (e per questo non presentabile in questa rubrica) Timbaland.
In ogni caso, bando alle ciance e godetevi questo remix bombammano che Pharrel ha sparato su un classicissimo dei Rolling Stones qualche anno fa.

P.S. Il succitato video è infarcito di ulteriori sex symbols.