mercoledì 27 agosto 2008

Maurizio Merli

Ci siamo, ci siamo quasi.
Un'ultima settimana per scrollarsi di dosso la cronica inutilità del mese di Agosto, peste a queste latitudini mediterranee talmente diffusa che può essere curata solamente da una salvifica iniezione (a voi la scelta sulle modalità) di Vezzeggiativo, o, meglio ancora, da una scarica di pedatoni ben assestati da quella vecchia volpe di:

Maurizio Merli


Integerrima star della sterminata saga dei "polizzioteschi" anni'70, vanto sempiterno del cinema made in Italy, tanto celebrato worldwide da Tarantiniane masturbazioni quanto ostracizzato dalla cupola buonista del cinema PD-oriented, torna a ribadire, complici alcune estive visioni d'essay, la sua inconfutabile virilità, la sua statuaria essenza di uomo di legge.
Feticcio inseparabile del Maestro Umberto Lenzi, l'anti-Franco Nero per eccellenza di una Roma che ha visto materializzarsi in contemporanea realtà (esageriamo che fa sempre audience...) l'immaginifica violenza delle fiction dei seventies, adesso più che mai sarebbe a proprio agio nel (presunto) Far West capitolino, per dimostrare a risibili Sceriffi-wannabe quali sor Alemanno come tenere a freno malviventi di ogni foggia, a forza di schiaffi esplosivi come raudi e slalom Alfa-Romeo powered fra i SUV parcheggiati in doppia fila.
Effettivamente, si sente la mancanza del commissario Leonardo Tanzi, in mezzo alla desolante proliferazione degli Stefano Accorsi (era un po' che non lo infamavo eh...) e dei Luca Argentero, fuorilegge della recitazione, feccia dei casting e della new wave del cinema italiano, tutti uomini senza cappotto e, non a caso, senza baffi.










mercoledì 20 agosto 2008

Natalie's good taste

Andrew VanWyngarden

C'è una voglia di "meltin' pot" che impazza ad ogni latitudine.
A Bibbiena come a Brooklyn è tutto un brulicare di commistioni di stili, bandane nineties e pantaloni sixties, kefiah e scarpe Nike, olimpiadi e gioco dell'oca.
Mi pare ovvio, quindi, celebrare quest'oggi l'avvenenza post freak di

Andrew VanWyngarden

Metà del duo electro-pischedelico "MGMT" (pare che si debba pronunciare "Management"), questo efebico occhiazzurri d'oltreoceano si pone come specimen del giovane cool del 2008:
Pantaloni stracciati, sandalacci da Giudeo, bandane intrise di LSD, magliette scolorate con la varichina, recuperando la tecnica elaborata nella raggiante Valdisieve diversi anni orsono al fine di elaborare capi unici, che io pensavo ormai definitivamente relegati all'epopea della Scuola Superiore, e che invece adesso, nel nome del "NEW RAVE" , personaggi come l'efebico Andrew hanno deciso di recuperare, operando in questo modo l'ennesimo attentato ai danni del Buon Gusto.
I boccoli di questo hipster per eccellenza, cadendo sulla sua fronte, a stento trattenuti dalla pezzola simbolicamente interpretata come stoica resistenza delle vecchie abitudini, si faranno strada come tentacoli di Medusa, con la loro urticante scioltezza, verso un meticciato quale luce del nuovo millennio, nelle razze come nello stile, nella musica come in altre forme di arte, in case , vicoli e palazzi, perchè lei ama i colori....
Sinceramente me lo auguro, nella speranza che le sterili abitudini campaniliste della penisola vengano travolte da ondate di rinnovamento, da folate di nuovi stimoli, così come i sintetizzatori intrisi di buone vibrazioni dei MGMT fanno capolino su Radio Deejay.

"Time To Pretend" Music Video Premiere - MGMT









mercoledì 6 agosto 2008

Val Kilmer

La luce pallida di New York ha ispirato e continua ad ispirare artisti di ogni tipo, musicisti di talento estremo nascosti fra frange di hypsters nullafacenti, maghi della bomboletta spray ormai passati all'asettico mondo dell'arte contemporanea, attoroni e attorucoli e attori partiti bene per poi scomparire come nel caso di:

Val Kilmer

Dagli inizi scanzonati di "Real Genius", attraverso la doppietta "Top Gun - Top Secret", in tempi di rampantismo yuppie di metà anni 80, questo ex rampollo d'oro del cinema americano si è impresso in molti dei nostri occhi adolescenziali ai tempi del film "the Doors", sorta di monumento in memoriam della ben nota rock band californiana, dove questo ex college boy dalla zazzera decolorata, ormai divenuto un adulto bello e formato, tossicodipendenze varie incluse, interpretava magistralmente la sciamanica figura del fu Jim Morrison.
A questo punto il ricordo vola, pelle d'oca included , ai tempi del pendolarato mattiniero Pontassieve-Firenze, a quelle carrozze sleeperette, che per venticinque minuti diventavano simposi dove
la Cultura
si ergeva sovra i calcoli del fantacalcio e gli ansiosi ripassi pre-prima ora.
Fu una messa in onda in prima serata del succitato film sulla tv ancora libera dal morbo delle reti satellitari, ma purtroppo già invasa dal tarlo Berlusconiano, a scatenare le reazioni più disparate; C'era chi riteneva il film troppo agiografico, chi commovente, chi si dedicò quotidianamente alla consumazione di peyotl nei cessi del treno delle 7.28, piccole frange isolate che si limitavano alla venerazione dell'avvenenza del Re Lucertola, e di conseguenza alla sua transubstanziazione dentro il corpo (adesso obeso, per la cronaca) di Val Kilmer.
Frange ancora più isolate ascoltavano in disparte il dibattito, nascoste dal buon vecchio walkmen a cassette che sparava "Check Your Head" dei Beastie Boys, intervenendo di tanto in tanto per tentare la replica in versione ruttata del riff di organo di "Light my fire", fermandosi, per le ovvie difficoltà di esecuzione, dopo le prime quattro battute...