mercoledì 25 febbraio 2009

Mickey Rourke

Ok, lo so, sappiamo tutti che adesso è un orco disfatto, gonfiato e tumefatto, ma io ho sempre avuto un debole per questi personaggi storti, gente che è riuscita a dilapidare immensi doni di natura a causa di illogici istinti autodistruttivi, e quindi, vista la sua recente riesumazione, mi sembra sia proprio il caso di celebrare a dovere colui che forse è stato la definitiva icona sexy degli anni '80, e cioè

Mickey Rourke

Alzi la mano chi di voi, o nati prima degli anni '80, non ha in testa la sua faccia da bambino sbruffone, quel sorriso stampato sotto agli occhi strizzati del marpione che sa sempre come farla franca, il capello ingelatinato con ciuffo singolo ricadente sulla tempia, l'orecchino a cerchio al lobo sinistro, imitato da schiere di paninari a caccia di sfitinzie, con le quali replicare le inarrivabili gesta erotiche a base di uova e maionese di "9 settimane e 1/2", film che ha avuto l'impareggiabile onore di iniziare all'autoerotismo generazioni di adolescenti ancora lontani dall'emancipazione sessuale di questi cazzo di anni zero.
Una macchina inarrestabile, ai tempi, il nostro Mickey "Johnny il bello", capace di avvampare, oltre alla gelida Kim Basinger, rimasta per sempre schiava del succitato lungometraggio, anche la didascalica bellezza afro di lisa Bonet, che prima dell'incontro con il dannato in "Angel Heart" sarebbe stata ricordata soltanto come la "Denise" dei "Robinson".
Poi sono venute le crisi depressive, i diti mozzati per salvare il matrimonio con la top model Carrè Otis, la boxe, i Chihuahua e tutto il resto, ma quest'uomo, cazzo, è stato un grande, e anche se è ormai irriconoscibile, la sua icona rimarrà per sempre.
Nei secoli dei secoli.
Amen.











mercoledì 18 febbraio 2009

Billy Dee Williams

In questi freddi giorni di febbraio, monopolizzati dal declino dell'impero (ma quale?) Veltroniano, decido, con un prodigioso salto nel passato (ah! il revival, ancora lui), di tornare ai fasti dell'impero, quello fantascientificamente vero, quello che colpiva ancora, e con una opportuna nota di colore, riporto in auge il classico sex symbol anni '70 conosciuto con il nome di:

Billy Dee Willams


Un prototipo del fascino in black, occhio felino e sorriso sornione, resosi immortale grazie all'indimenticabile interpretazione, nella saga di Star Wars, di Lando Calrissian, paladino della ribellione contro l'impero, specchio popolare della Blaxpoitation più fiera e indipendente.
Chi non lo ricorda, ben saldo al timone del Millenium Falcon, avvolto nel suo manto foderato di muschio, ben carrozzato da una luccicante cintura ascellare, rifulgere di esotico splendore, al fianco del sempre sottovalutato Chuwbacca (anch'egli, a suo modo, sex symbol).
Il suo baffo sottile, volta perfetta sopra un sorriso a prova di dentifricio, lo resero oggetto di desiderio, adulato dal schiere di afroamericane come da borghesi professoresse europee, simbolo di una unione fraterna compatta nella celebrazione del capello cotonato, tanto perfettamente ondulato da far pensare a infinite sessions di pettinatura nella galleria del vento.
L'illuminato (e non abbronzato) democratico Barack Obama, sicuramente ha guardato anche a lui, per la definizione di un sorriso che ha ammaliato l'intera America, peccato per quelle padelle che si ritrova al posto degli orecchi, altrimenti avrebbe potuto insidiare il posto di Chuwbacca nella nostra odierna scala di sex symbols.











mercoledì 11 febbraio 2009

Andres Velencoso Segura

Tranquille/i.
L'aria di revival delle ultime settimane non mi ha portato fuori dalla via della contemporaneità, dove il mio infallibile fiuto sovente adocchia, in un batter di ciglia, uomini o presunti tali degni di essere celebrati in questo settimanale appuntamento con la sensualità.
Mi sposto dai ricordi, nemmeno troppo lontani, ma non mi muovo dal Mediterraneo, perchè è ancora in Spagna che sono andatao a pescare:

Andres Velencoso Segura

Pare che, nella tavola imbandita, almeno in superficie, del luculliano mondo del fashion business, lo sfilatino iberico non manchi mai ultimamente, pronto ad essere affettato da sapienti cesoie di sarto, tagliato su misura per le passerelle e poi, al solito, rapidamente inghiottito, nella smania ingorda tipica dei fashion victim, senza per giunta rinfacci di alcun tipo, come invece si incontrano quando sul pane tagliato a fette, si adagia sublime la salsa di porri©, vanto dì mi zio.
Non sarà quindi la battaglia fra i succhi gastrici e la pregevole, per quanto indigestibile, pietanza preparata dai familiari affetti del sottoscritto moderatore, ma basterà la visione di questo muscoloso proboscidato a rendere insonni le vostre prossime notti.
Eh sì perchè costui appartiene alla mai troppo celebrata stirpe degli "imperfetti", coloro ai quali, cioè, la natura ha pietosamente bilanciato forme non esattamente adoniche (in questo caso ci troviamo, per intendersi, nello stesso ceppo etnico di Adrien Brody) con grazie sparse un po' in ogni altra parte del corpo.
Sì, compresa pure quelle dove di solito non batte il sole (vedasi documentazione fotografica allegata).
Consolatevi dunque, o voi che vedete storture diffuse ogni volta che vi riflettete in uno specchio, e sappiate che anche una cartilagine kilometrica può rendervi una persona affascinante.
A patto che i vostri specchi siano di legno.










mercoledì 4 febbraio 2009

Joaquin Cortes

Complice l'intuizione della settimana scorsa, volta a recuperare fenomeni troppo presto mandati in pensione, mi sento di cavalcare l'onda del revival e continuare questa operazione di ripescaggio che può aiutare chi ha la memoria corta a recuperare immagini fondamentali di un passato ancora troppo prossimo per non considerare più la sua influenza sui tempi correnti.
E parlare di influenza, in questo caso, è riduttivo, perchè fu una febbre a 42° quella che colse la gran parte delle donne che si imbattevano nella visione di:

Joacquin Cortes

Sdoganato diversi anni orsono come presunto "re del Flamenco", attributo ancora in cerca di una effettiva verifica, costui si impose come MASCHIO definitivo, in virtù di un letale mix di origini Gitane (particolare che al momento probabilmente non ne decreterebbe lo stesso successo dei suoi anni d'oro...) e sensualità mediterranea, sublimata dai suoi inarrivabili pesticciamenti ritmati, che lo hanno inserito di diritto nell'olimpo dei ballerini, categoria che, si sa, ha sempre funzionato come passe-partout per le camere da letto di qualsiasi latitudine, di qualsiasi orientamento sessuale.
Certo, deve essere stato un notevole shock, per una adolescente dei primi anni '90, scoprire che colui che fino a quel momento aveva considerato come massimo rappresentante del fascino Gitano, cioè Piero Pelù, non era niente, zero, il più banale dei fake, in confronto al tarantolato spagnolo con le borse sotto gli occhi.
Si perchè era ed è tuttora (presumo) questo, soprattutto, l'inconfondibile marchio di sexuality di Joacquin, quelle ombrose inarcature che incastonano i suoi occhi granitici, e che portarono i frustrati mariti italiani, travolti da questo dirompente effluvio di chitarre e nacchere visualizzate come addominali, a distruggersi dalle seghe, per tentare di far calare le tenebre sotto alle proprie pupille, andando incontro chi a inevitabili crisi matrimoniali, chi a piaghe cutanee che hanno fatto la fortuna di una selva di dermatologi.
E cosa fa, adesso, Joacquin Cortes?
Balla, come al solito, porta i suoi spettacoli in giro per il mondo, è sempre molto richiesto come testimonial per spot o campagne di vario tipo, non flirta più con Naomi Campbell, ma c'ha sempre du metri di borse sotto gli occhi.
E il bello è che non si fa le seghe.