mercoledì 27 maggio 2009

Paolo Nutini

Ci sono nomi che siamo abituati a bollare come banali, ridicoli anche, o comunque sconvenienti, perlomeno in determinati contesti, mentre in altri paesi, soprattutto quelli anglofoni, mi pare, diventano curiosi e quindi affascinanti veicoli di esotismi di chissà quale sorta, e per quanto nessuno degli indigeni riesca a pronunciare correttamente queste successioni di lettere, proliferano esempi come ristoranti chiamati "Babbo" (New York), per non stare a rimarcare le fortune lontano dallo stivale del re dei latin lover Rodolfo Valentino, come della star Leonardo diCaprio.
Non mi fermerò su qualche caso così inflazionato, bensì mi sento di celebrare un outsider, poco considerato alle latitudini che gli hanno impestato il DNA, ma molto conosciuto nel Regno Unito col suo nome di battesimo:

Paolo Nutini

Valente cantautore scozzese, figlio di padre lucchese, anzi, di Barga, per la precisione, questo giovane virgulto dal colorito evidentemente meno cadaverico rispetto alla media degli abitanti di Glasgow, giunge proprio in questi giorni al traguardo del secondo disco, forte di una fama guadagnatasi con un debutto intriso di onesto rock screziato da venature black, pergiunta inciso in età poco più che adolescenziale, dato che il nostro è adesso ventiduenne.
Sorridente e ciuffato quanto basta per piacere ai suoi coetanei quanto ai più maturi appassionati delle sette note, sedotti da quella voce graffiante da crooner appiccicata su una faccia da bambesio birichino, Paolino già si è tolto diverse soddisfazioni, e se il successo non influirà su quella sua parte di codice genetico tendente proverbialmente alla più gretta avarizia, costui non risparmierà in futuro ulteriori good tunes ai musicofili di ogni dove.
Barga-barga-barga!
Leon-leon-leon!










giovedì 21 maggio 2009

Expensive Dick



In tempi di crisi, si è pronti a tutto...

mercoledì 20 maggio 2009

Matej Černic

La pallavolo.
Primigenio, atavico, istintivo simbolo di rivendicazione della femminilità.
Bambino=giocare a calcio.
Bambina=giocare a pallavolo.
Questa dicotomia l'abbiamo ben impressa nel nostro immaginario, a meno che non si sia cresciuti in latitudini extra italiane o giapponesi (considerata la provenienza del cartone animato "Mila e Shiro", che ha marchiato a fuoco l'infanzia di molti), o che si siano manifestati segni di confusione sessuale già in età puberale.
Poi, crescendo, come il sottoscritto gestisce una rubrica di questo tipo allo scopo di impressionare la platea del gentil sesso, per lo stesso fine qualche avveduto atleta decide di affrancarsi dalla sacralità del pallone e di dedicarsi allo sport da sempre legato all'universo femminile, raffigurante, nell'istinto primigenio dei maschi, l'antitesi della virilità.
E così che diventa simulacro erotico un professionista
della pallavolo come:

Matej Černic

Affascinante già nel suo esotico nome che tradisce origini slovene,
lo schiacciatore di Gorizia è da tempo oggetto di desiderio di folle di italiane e non solo, dal momento che ha giocato pure in Grecia ed in Russia.
Soltanto lo stato di non eccellenza del Volley italiano contemporaneo, unito alla ridotta esposizione mediatica che, giustamente, viene dedicata a questo sport, ha tenuto questo pezzo d'uomo lontano dai riflettori, favorendo però la sua sublimazione come romantico, elitario, oggetto del desiderio riservato alla esigente schiera delle fedeli appassionate di pallavolo, quelle che, per coerenza con le esperienze infantili di cui sopra, hanno giurato eterna rivalità al mondo del calcio, e storpiano volutamente i cognomi tipo "Ibrahimović", quando invece le ritrovi a scandire perfettamente la medesima desinenza, stipate dentro asettiche gradinate di palazzetti dello sport.
Ricordiamoci, per finire, di tutti quei golden boys, che la pluridecorata epopea della nazionale di Julio Velasco ha prodotto nelle sue inarrestabili cavalcate (Zorzi, Giani, Cantagalli), che adesso io immagino, soddisfatti e beati, trascorrere le domeniche pomeriggio a giocare, finalmente, a calcio, con le moltitudini di figli avuti dalle ammiratrici...








mercoledì 13 maggio 2009

Prince

Si gira in vario modo intorno al concetto di "simbolo". lo si prende alla larga, lo si intepreta soggettivamente, ma non c'è niente da discutere quando si parla di un uomo che si fece simbolo quando già lo era, perchè anche in questi dettagli sta il genio di una figura come quella di:

Prince

Principe fin dalla nascita, in quel di Minneapolis, ha incendiato gli anni '80 con fiamme di erotico furore, grazie a una strabordante personalità che ha compensato i centimetri che la natura gli ha tolto.
Mi riferisco esclusivamente alla statura, è chiaro.
Caleidoscopicamente ispirato da tutte le sfumature del nero musicale, ha spalmato strati di patina sensuale su ogni sua creazione, riuscendo addirittura a comporre uno dei brani più sexy della musica black, pur senza utilizzare un giro di basso.
Mi riferisco a Kiss, è ovvio.
Ma ciò che lo rende unico, in questo suo essere costantemente sopra le righe, è il fatto che è sempre stato lontano anni luce dal machismo imperante nella musica nera contemporanea, soprattutto quella made in U.S.A., ma anzi, ha spesso decorato la sua già minuta figura con completi viola e camicie smerlettate, per non parlare dei vertiginosi, ma decisamente poco virili, tacchi che ha più spesso utilizzato per riprendersi i centimetri che la natura gli ha tolto.
Un metrosexual ante-litteram, un edonista scellerato, che è riuscito, leggenda narra, a pilotare il suo fiuto da talent-scout esclusivamente verso lidi femminili, facendosi ricambiare la consulenza artistica con prestazioni in natura all'altezza della sua fama.
Per chi ha la memoria corta basterà ricordare Jill Jones e la sua, mitologica, "Mia Bocca"...

Per chi non fosse ancora convinto, basta scorrere fino al minuto 2.20 del video allegato qui sotto per fugare ogni dubbio circa la statura del "Genio di Minneapolis"...










mercoledì 6 maggio 2009

Fabrizio Gifuni

Non Capisco il criterio in base al quale, in Italia, un attore passa dallo status di sfigato a quello di eroico paladino della rinascita della cinematografia nazionale.
Pensavo fosse solo in base al numero di comparsate in film di controregime che ci si guadagnava la corona d'alloro ma questo mi porta a riflettere sul perchè nessuno consideri un valente professionista come:

Fabrizio Gifuni

Attore ormai esperto, figura affascinante ed elegante, un curriculum di tutto rispetto che riporta apparizioni considerevoli in opere pluricelebrate quali
"La meglio gioventù", o "La Ragazza del Lago", in più, come se non bastasse, è figlio di un alto funzionario dello stato Italiano.
E allora perchè non è celebrato quanto LoCascio?, perchè non gli affidano mai ruoli da protagonista?, perchè non si trovano suoi ritratti nelle pagine di "D – la Repubblica delle Donne"?, perchè Mollica non lo intervista, ma viene soltanto relegato in notturna da Marzullo, il quale, ogni tanto, dialoga anche con esemplari maschili, credendola efficace eccezione alla regola del suo diabolico quanto evidentemente fallimentare progetto di far credere ai nottambuli segaioli italiani di essere un tombeur de Femme?
Che Fabrizio sia riservato per natura?
Che ci provi con le donne di Accorsi? (10 punti di merito in questo caso per lui)
O forse sarà colpa di un sotterraneo gioco di ruolo fra agenti-procuratori, del tipo di quelli che, in una quantomai pertinente similitudine calcistica, fanno passare per fuoriclasse pipperi come Quaresma o Tiago Mendes, rifilandoli a suon di milioni a squadre di blasone?
Sia quel che sia, io cerco, con questo mio umile post, di rendere giustizia al buon Gifuni, augurandogli di scalzare qualche faccia ormai troppo inflazionata, per poi venire immediatamente accusato di essere giunto al successo soltanto per la sua discendenza...