mercoledì 15 luglio 2009

Sufjan Stevens

Il Genio, cari i miei/le mie seguaci, non va sempre a braccetto con la sregolatezza, ma è più frequente che sia proprio l'eccesso di quest'ultima a portarci a celebrare al di sopra dei meriti artistici gente come Jim Mortison, Sid Vicious o Antonio Cassano.
Si può essere geniali senza strafare, senza strafarsi, e addirittura cantando testi intrisi di riferimenti religiosi, con qualche concessione alla stravaganza, è ovvio, ma di quella bislacca, originale e innocente, che fa di una faccia pulita qualsiasi un sex symbol quando si manifesta con le fattezze di:

Sufjan Stevens

Musicista poco più che trentenne, nato nel Michigan ma ormai Newyorkese di adozione, ha mosso i primi passi all'alba del nuovo secolo, per poi, colto da illuminazione ambizioso-campanilistica-bucolico-sinfonica, imbarcarsi nell'insano progetto di dedicare un disco ad ognuno dei 50 stati che compongono gli U.S.A.
"Ecco l'ennesimo americano in preda a manie di grandezza", penserà qualcuno, magari anche a ragione, e magari lo pensai anche io quando mi imbattei nel primo disco di questa saga chiamato "Greetings from Michigan", ma ho immediatamente lasciato perdere considerazioni di questo tipo quando mi sono accorto che questo personaggio è uno dei più grandi autori di canzoni degli ultimi 10 anni (minimo).
L'incredibile varietà di influenze che costituiscono la sua musica, la sua disarmante abilità nel sintetizzarle, i fastosi, rischiosi arrangiamenti delle sue canzoni, che riesce sempre a cesellare al punto giusto, prima che il suo pop scintillante si perda in sinfonie troppo autocelebrative, fanno di questo bel ragazzo di origine armena un genio assoluto, confermato, in mezzo ad intermezzi meno riusciti (sregolatezza?), nel secondo capitolo della saga dedicato all'Illinois.
È un tipo strambo, Sufjan, che suona con una band vestita da boyscout, che ha fatto uscire un box di 5 CD di canzoni natalizie, in bilico fra soprendenti riletture di tradizionali e nuove incantevoli perle sul tema, ed io spero che torni presto con un suo disco, perchè mi mancano quelle canzoni complesse ma orecchiabili, sontuose e confidenziali allo stesso tempo, toccate dalla leggiadra grazia di quintali di talento.
Nel frattempo, continuo a consumare il Michigan e l'Illinois, e se continua di questo passo, mi va bene anche l'Iowa...
Andate in pace.











1 commento:

Anonimo ha detto...

qui ti sei fatto trascinare dalla passion musicale e mi hai fatto veni' cardo! viaaaa! no è!
sarà che dopo le perle ultime...
angi