mercoledì 26 agosto 2009

Pierre Clementi

Ora che sta per finire questo annuale strazio del mese di Agosto, inutile buco nero di un' intera nazione schiava dei ritmi di ufficio, abituata a convenzioni inestirpabili, in gran parte per colpa della remissiva abitudinarietà dei suoi abitanti, mi sembra giusto riportare in auge un oramai dimenticato simbolo dell'anticonformismo più genuino, di una integrità artistica adesso tanto necessaria quanto rara, perchè questo, e molto altro ancora era:

Pierre Clementi

Nato in una non famiglia a Parigi, in tempi di guerra, cresce senza agi, ed incontra il teatro, quello non allineato, preambolo del '68 di fuoco che incendierà la capitale francese.
Luis Bunuel lo vuole nel suo "Bella di giorno", dove crea una formidabile coppia con Catherine Deneuve, e poi vengono Bertolucci, e Pasolini, e "I Cannibali" di Liliana Cavani e ancora Bunuel e ancora sguardi penetranti con i suoi occhi neri e sempre quella faccia malinconica, quella pelle diafana, che lo rendono ormai un idolo, un punto di riferimento per il popolo della contestazione.
Nel momento di massima fama, Pierre Clementi è sempre se stesso, quello che da adolescente sbarcava il lunario facendo i lavori più umili, un antidivo che se ne frega del successo, non lo sfrutta, e neanche ne rimane schiacciato, se ne sbatte dei soldi e rifiuta ogni proposta che non fa parte dei suoi principi, conosce il carcere, per banali storie di droga, e ne soffre, da persona sensibile quale è, gira film, scrive, e muore, poco più di 10 anni fa, dimenticato, ma, ne sono sicuro, per niente ferito dal progressivo affievolimento di quelle luci della ribalta che illuminarono il suo carisma, trenta anni prima.











mercoledì 5 agosto 2009

Altri indimenticabili momenti della fu "Gullit-mania"

Ruud Gullit

È dura da combattere l'astinenza da Serie A, quella nostalgia che ci rode durante i mesi estivi, quando si cerca di anestetizzare l'impaziente smania di rivedere in campo i nostri beniamini tendendo l'orecchio al calciomercato, che però, di questi tempi, non lascia spazio a sogni di gloria.
Terreno fertile quindi, per lasciarsi andare ai ricordi, ricordi neanche troppo sbiaditi dei bei tempi in cui sbarcavano d'estate nello stivale fior fiori di campioni destinati ad entrare nella "Hall of fame" del calcio.

E certamente nessuno toglierà mai un posto nella storia di questo sport al mitologico:

Ruud Gullit

Giocatore sontuoso, fiero, fisicamente indistruttibile quanto elegante nelle sue proporzioni, pressochè perfette, con quelle gambe infinite che lo rendevano uno degli sportivi più coordinati che si siano mai visti, tanto le sue movenze erano guidate da una sinfonia di muscoli perfettamente condotta da una innata predisposizione alla corsa, senza cosce da cyborg, senza bicipiti da Hulk.
Una danzatore in pantalocini e scarpe tassellate, che con la sua simpatia contagiosa, contrapposta alla algidità aristocratica del divino Van Basten e alla riservatezza di Frank Rijkaard, ha sedotto migliaia di spettatori-spettatrici, tutti incantati dal suo volto sorridente, baffo e dreadlocks così inusuali per il campionato italiano, tutti simpatizzanti, anche se di altre fedi calcistiche, per quel Milan stellare di Arrigo Sacchi, e per quella nazionale olandese, con la maglia a rombi sfumati, che tanto ricordava l'arancia meccanica degli anni '70.
Ricordandoci delle bancarelle dei mercati che in ogni dove sfoggiavano come best seller il cappello con le treccine attaccate, e sorridendo alla perfetta incoronazione di Vujadin Boskov, che paragonò Gullit ad un "cervo che esce di foresta", vorrei far notare che anche il cane del coach superstar Josè Mourinho porta il suo nome, e di certo anche questo non è un caso...