giovedì 23 dicembre 2010

Buon Natale!




mercoledì 17 novembre 2010

Willy Cartier

Con grande entusiasmo accolgo il suggerimento di una delle pochissime persone che prendo in considerazione quando danno suggerimenti per questa rubrica, più che altro per l'atavica parentela che mi lega alle terre del riso piemontesi, e vi sparo in fronte la "next big thing" del modellismo umano internazionale:

Willy Cartier

Non so un cazzo di lui ma qui non c'è niente da sapere.
Questo modellino francese saltato alla ribalta principalmente con l'ultima campagna "Givenchy" c'ha una faccia che annienta tutte le possibili elucubrazioni sul concetto di fascino oggettivo:
lui è così sfacciatamente 2010 e allo stesso tempo 1992, è hipster e freakettone, c'ha il capello lungo e le sopracciglia folte, opportunamente separate l'una dall'altra, onde evitare il temibilissimo effetto MONOCIGLIO.
I suoi tratti apparentemente androgini svelano un retrogusto fra il NAVAJO e il NAZARENO, facendolo entrare di prepotenza nella categoria "crogiuolo di razze", tanto cara da tempo a questo blog, e lo impongono ancora di più come un'incredibile equilibrio di spinte erotiche, soprattutto perchè Willy ha la cosa più sexy che sia mai stata messa dalla Natura su una faccia umana:
Le lentiggini.
Anche io da giovane ce le avevo e per questo, infatti, sono diventato un supremo arbitro del buon gusto, chissà se anche Willy, una volta raggiunta l'età adulta, si metterà a scrivere cazzate su un blog...







mercoledì 10 novembre 2010

Robert Smith

Piove, piove e ripiove, oggi è pure grandinato, ma a poco serve stare appiccicati alla finestra sperando in squarci di bel tempo, piuttosto accendete lo stereo e mettete un disco dei Cure, e a meno che non vi emozioniate soltanto all'ascolto di Gigi D'alessio o di Stefano di X-Factor, sono sicuro che comincerà a piacervi anche l'autunno.

Visto che da un po' non si vede, è bene ricordarsi che

Robert Smith

è stato uno dei più ispirati protagonisti della musica degli ultimi 30 anni.
Una figura che ha davvero rotto gli schemi, dotata di un fascino oscuro eppure limpido; la sua acconciatura così disordinatamente decadente, gli occhi cerchiati e il rossetto sbavato sono diventati un trademark forte quanto il suo fantasioso chitarrismo effettato di flanger e chorus, un caposaldo del "Dark", un'icona estetico-musicale inscindibile, espressione di una singolarità genuinamente scaturita da una cristallina sensibilità artistica, e non da consulenti d'immagine assoldati per creare un look adatto agli umori malinconici della sua musica.
E, porca troia, che musica!
Dagli inizi, ai tempi del punk, con un suono che oggi non invecchia affatto, e che qualche anno dopo verrà incensato come "indie rock", alla trilogia di album terminata con "Pornography" che definirà per sempre il concetto di "gothic" e che ci consegna una manciata di canzoni eterne, come quel fantastico riff di "A forest", così sinistro, così suadente, che dal 1981 si è infilato nella testa di milioni persone, e ci rimarrà ancora per molto.
La voce squillante, ma educata, è sempre la stessa, anche quando i Cure intraprendono un percorso più leggero, consegnandoci perle come "the Lovecats" e "Close To me", destinate a divenire standard di contemporanea musica POP, fino alla consacrazione definitiva con un album maturo come "Disintegration", al quale ricorrono i miei ricordi pre-adolescenziali, impaurito quanto incuriosito dal videoclip di "Lullaby" che andava in heavy rotation su videomusic.
Certo è che poi, fisiologicamente, il suo percorso è andato in discesa, ma quello che Robert Smith ha fatto con i Cure nei suoi primi dieci anni, parecchia gente che ancora va in classifica può soltanto sognare di realizzarlo, e la sua figura di artista così profondamente dentro al suo tempo, dentro alla sua musica, dentro ai suoi testi, rimane un esempio di dedizione TOTALE, che si può solamente ammirare.










mercoledì 3 novembre 2010

Alessandro Gassman

"É giunta l'ora, Padre per me
ai miei amici, ho detto che...
"

era un mantra che, anni fa, fuoriusciva dalle parrocchie e probabilmente rimbombava nella testa del giovane Alessandro, giovane figlio di uno dei mostri più sacri del cinema italiano, ormai pronto a camminare da solo, ed abbandonare le orme dell'ingombrante genitore.
E di sicuro non avrà avuto problemi a sfondare in questo nostro paese ancorato a tradizioni feudali di nepotismo estremo, un "figlio di" che, otretutto, è pure un fico della madonna.

Alessandro Gassman

Nato a metà anni'60 da una relazione del padre Vittorio con l'attrice francese Juliette Mayniel, questo statuario erede si è via via guadagnato una credibile reputazione di attore, una pressochè indiscutibile statura di sex symbol e, con le recenti pubblicità del Glen Grant, pure una vena di simpatia autoironica, che in tempi di deliri di ego boosting davvero non guasta.
E dire che certo non era partito bene, con il legame che pareva indissolubile con l'altro "figlio di" Gianmarco Tognazzi, in una sarabanda di film inutili serviti più che altro a dimostrare l'inadeguatezza dello stempiato erede del "Petomane", anche perchè evidentemente risucchiato dall'avvenenza del piccolo Gassman.
E qui, a fine anni'90 Alessandro prende il largo, da solo, dimenandosi abilmente fra pellicole che qualche assai audace campanilista definirebbe "d'autore" (Ozpetek, Moretti), fiction, spot pubblicitari e remunerativi quanto più che legittimi sfruttamenti delle grazie che la natura gli ha concesso.
Si sa, ogni tanto esiste qualche "figlio di" buono a qualcosa di più che a farsi solamente odiare.









mercoledì 20 ottobre 2010

Jesus Navas

Ogni tanto mi ricordo del mio fiuto di Talent Scout e così, in un impeto di ispirazione che tanto vorrei condividere con Pantaleo Corvino, vado a introdurre alla platea abituata ai soliti noti lo charme iberico di:

Jesus Navas

Esterno sinistro del Siviglia, classe 1985, ha fatto parte, per quanto non da protagonista, della trionfale spedizione sudafricana delle furie rosse, riuscendo a bucare lo schermo televisivo in quegli scampoli di partita che si è ritagliato, quando i fuoriclasse non avevano più benzina.
Sempre più solide le sue doti atletiche, sicura la sua avvenenza, con quegli occhi elettricamente cerulei affondati in un volto latino, a dire il vero un po' bambesio, che comunque l'età provvederà a perfezionare, e chissà che magari, con la raggiunta sazietà di qualche mostro sacro del centrocampo iberico, Jesus possa diventare titolare anche nella sua nazionale, assicurandosi una ribalta che gli procurerà sicuramente ospitate in discoteca e flirt con veline di ogni tipo, nazione, sesso-razza-religione, portandolo davanti ad un banco di prova che ha già mietuto vittime illustri fra le promesse del calcio, qualcuna svanita ben prima di sbocciare, vedi alla voce Riccardo Montolivo, che fra l'altro è pure un cesso.
Il tempo ci dirà se "il nazareno di Andalusia" riuscirà a scavallare a lungo sulle fasce, oppure se farà la fine di Bettarini, lampadato manichino al soldo dell'ex moglie o, peggio ancora, di Nicola Berti, che nelle sue rare apparizioni come opinionista riesce a mangiarsi più parole dei quintali di merda che gli piovvero sul collo anni fa, da una Curva Fiesole purtroppo ben diversa da quella di oggi.










mercoledì 13 ottobre 2010

Francesco Scianna

Oggi è giorno di stereotipo.
Dopo tanto affannarsi alla ricerca della sensazione esotica, del "personaggio" più che del sex symbol, voglio dedicarmi all'evasione e darvi in pasto:

Francesco Scianna

Nuovo volto emergente del cinema italiano, sfacciatamente impregnato dei vari clichés di bellezza mediterranea: la pelle ambrata, il ricciolo folto, il naso da cercopiteco, con gli occhi neri e quella bocca da baciare, come lo descriverebbe la futura madre-coraggio delle terre di Siena.
A dirvela tutta, io non so minimamente chi cazzo sia questo qui, non ho mai visto una serie tv o un film dove recita, anche perchè non ho intenzione di affrontare un altro film di Tornatore da qui all'eternità, so che non ha neanche 30 anni e che probabilmente se la fa con un'ex Miss Italia siciliana come lui, tale Francesca Chillemi, la quale può vantare nel novero dei suoi ex addirittura Francesco Facchinetti.
Accattatevillo, nella sua stereotipata bellezza mediterranea, contraltare positivo di un altro sfacciato stereotipo apparso ieri in diretta nazionale, quello dell'ultrà muscoloso e tatuato, a capo di una delegazione di paurosi Chetniks che hanno invaso lo stadio di Genova, a ricordarci che, purtroppo, da quelle parti più che altrove, il legame fra estremismo politico e tifo calcistico può essere una faccenda dannatamente seria.
Se abitassi in Kosovo, non dormirei sonni molto tranquilli...







mercoledì 6 ottobre 2010

Renè Higuita

Ultimamente, per la prima volta nella mia vita, ho sentito un forte distacco dal pianeta calcio, e nel tentativo di rinvigorire la passione gravemente messa alla prova dalle disposizioni tattiche di Mister Mihajlović (šupak!), sono riuscito ad isolare il principale motivo di questo allontanamento:
La mancanza di "personaggi".
Non c'è più folklore nel calcio, e prova ne è stato anche il recente campionato mondiale, consacrato all'esclusiva celebrazione del fisico e della tecnica, in quella che una volta era invece un'imperdibile ribalta per freaks travestiti da atleti, fra i quali ricordo con grandissima commozione

Renè Higuita

Portiere della Colombia negli anni'90, arrivato in nazionale dai fasti del Nacional di Medellin, divenne figura leggendaria per aver follemente interpretato il ruolo dell'estremo difensore.
Si ricordano le sue imprese ai mondiali del '90, quando si fece soffiare palla da Roger Milla in un incomprensibile tentativo di dribbling a centrocampo, facendo involare il bomber camerunense verso la porta spalancata, si ricorda la sua "parata dello scorpione", un' epica dimostrazione di delirio atletico-circense che non si può spiegare se non tramite la videodocumentazione sotto allegata, nonchè la squalifica per cocaina giunta solo a fine carriera, precedentemente scampata chissà quante volte, con chissà quali sotterfugi, forse semplicemente incenerendo gli sguardi degli incaricati antidoping con quella sua fantastica faccia da criminale latino che è IL luogo comune del colombiano.
Come se non bastasse, una volta lasciato il calcio, Renè Higuita è tornato alla ribalta pochi anni fa, partecipando al reality show sudamericano "Cambio extremo", facendosi modificare varie parti della faccia e del corpo e riuscendo nella difficilissima impresa di diventare più brutto di quanto era prima.
Mi mancano questi personaggi nel mondo del calcio, e se la cartolina da ricordare dagli ultimi mondiali è quella della buonista Germania multietnica o dei fotomodelli palleggiatori spagnoli, le speranze per l'apparazione di un nuovo Higuita sono davvero ridotte al minimo...










mercoledì 29 settembre 2010

John Frusciante

Ho scoperto solo da poco che i Red Hot Chili Peppers hanno di nuovo perso il loro chitarrista, e se il primo abbandono ispirò il romanzo post-grunge di Enrico Brizzi, questa fresca dipartita mi pare invece avvenuta decisamente in sordina, perchè il tempo passa per tutti, per i belli e per i brutti, e non c'è niente da fare.
Per chi non lo avesse ancora capito, sto parlando di:

John Frusciante

Figura interessante, questa dell'emaciato chitarrista entrato nella band dopo l'overdose di Hillel Slovak, sia perchè curiosamente in contrasto con le pose da macho che sfoggiavano i restanti 3/4 della band, sia perchè ago della bilancia della fortuna dei RHCP.
È con lui infatti che i tamarroni californiani sfornano un disco plurimilionario come "Blood Sugar Sex Magik", ed è con il suo abbandono, dovuto, stando a quanto ci riportano le cronache dell'epoca, alla sua dipendenza dall'eroina, che invece stentano a riposizionarsi nelle zone alte della classifica, nonostante l'ingresso nella band di un peso massimo come Dave Navarro, scelto probabilmente per affinità di tamarraggine.
L'alchimia di tatuaggi, però, non funziona, e guarda caso è con il ritorno dell'ombroso e smilzo Frusciante che i peppers tornano al successo planetario con "Californication", con buona pace di Anthony Kiedis, che finalmente si convince che l'apporto creativo di questo musicista è inversamente proporzionale ai suoi muscoli, e che le fortune commerciali della band dipendono in buona parte dalla presenza di questo discreto outsider.
John Frusciante, nel frattempo, rilascia una manciata di album solisti, tutt'altro che sgradevoli, stringe amicizia con Vincent Gallo, tromba con Milla Jovovich, non esattamente l'ultimo cesso sulla faccia della terra, e dopo l'ennesimo tentativo di replica di "Californication" da parte dei RHCP, si rompe il cazzo e lascia di nuovo la band per tornare nell'ombra, dove, presumibilmente con un bel gruzzolo da parte, immagino si trovi a proprio agio fra droghe di ogni sorta e seratine in buona compagnia...








mercoledì 22 settembre 2010

Enrico Lucci

Non mi fermerò a disquisire sull'efficacia di quelle trasmissioni TV che si reggono sul pericoloso equilibrio fra inchiesta e intrattenimento, mi limito a constatare il talento di uno dei protagonisti de "Le Iene" che, a distanza di anni, continua a rafforzare il suo stile e ad acquisire un fascino di mezza età che gli permette di non sfigurare in questa rubrica.
Sto parlando di:

Enrico Lucci


Indiscutibile punta di diamante del succitato programma di Mediaset, questo brizzolato 45enne ha creato la sua fortuna su uno stile decisamente originale, soprattutto se paragonato alla disarmante pochezza degli attuali palinsesti televisivi, fatto principalmente di una ingenuità tanto artificiale quanto imbarazzante per chi si trova a essere intervistato da lui.
Le sue surreali interviste, condite da puntuali interventi in romanesco, tanto più informali quanto maggiore è l'imponenza del personaggio che si trova di fronte, più di una volta hanno raggiunto, complice l'abile montaggio dele "iene", vertici di intrattenimento clamorosi, basti pensare all'imperdibile saga di Luciano Gaucci, o alla serie di sfacciate prese per il culo che Lucci ha inflitto a Lapo Elkann, sempre nel segno dell'abbattimento della sacralità del V.I.P., cosa che, vista la generale tendenza all'ego boosting di qualsiasi stronzo baciato dalla ribalta mediatica, non mi pare davvero disprezzabile osservare sulla televisione di massa...