mercoledì 27 gennaio 2010

Evan Dando

Giunti al giro di boa di questa prima decade targata 2000, è bene predisporsi al classico ritorno al passato che ha contraddistinto il costume recente.
Già anticipata dalla sempre più massiccia presenza di camicie di flanella, infatti, la corrente "primi anni '90" pare pronta a sovrapporsi al recupero della "new wave", ipotizzando un futuro prossimo sempre più marchiato da un effetto patchwork, fatto di leggings e capelli unti, senza alcuna differenza fra sesso-razza-religione-tossicodipendenze assortite.
Mi pare il caso, a questo punto, di celebrare un'icona di bellezza alternativa, che, prima di essere offuscato dalla pandemia del Cobainismo, trovò modo di impazzare fra le starlette indie dei primi anni'90, le quali si prodigavano in furiosi sbattiti di ciglia al solo sentire nominare:

Evan Dando

Un ragazzone tendenzialmente schivo, trasandato quanto bastava per l'epoca, che, armato di chitarra distorta ma anche di melodie a presa rapida, conquistò molti cuori con la sua band chiamata Lemonheads, fino ad estendere il suo fascino a lidi coraggiosamente extra indiependenti, dato che riuscì pure ad infilarsi nel letto di Wynona Rider.
Per questo io tengo sempre nell'armadio almeno un paio di camicie di flanella.
Non si sa mai.
La proverbiale parabola del "bello e dannato", non risparmiò neanche il buon Evan, che conobbe la schiavitù dell'eroina, all'epoca ancora eredità degli anni'80, ma le cronache recenti ce lo raccontano in forma, impegnato in un tour confidenziale voce e chitarra, con la sua bella faccia neanche tanto invecchiata, sempre pronto a spostare il suo ciuffo unto per regalare sorrisi a quelle delle prime file, e a schivare le infamate dei reduci di quegli anni, impegnati in fondo alla sala in sterili discussioni su quanto poco sappia suonare, e su quale gruppo inutile siano stati i Lemonheads, in realtà soltanto gelosi perchè le ha trombate tutte lui, quello li sul palco, a pochi metri da loro.










mercoledì 20 gennaio 2010

Warren Beatty

Pochi giorni fa, non ricordo bene se su internet, tv color o carta stampata, ho appreso che, secondo una recente biografia, il noto attore statunitense

Warren Beatty

è riuscito nell'invidiabile record di mantenere la media di un rapporto sessuale al giorno per 35 anni, totalizzando una incalcolabile somma di amplessi, precisamente distribuita, però, fra un numero di 12.775 donne.
In attesa di ulteriori precisazioni in arrivo dai periti ingaggiati da Antonio Cassano al fine di controllare la veridicità di tali rivelazioni, che porterebbero l'asso barese a siderale distanza dal primato degli amatori, non si può che soffermarsi ad analizzare il perchè di tale esuberanza virile.
Non conosco l'attore, eccetto una rimembranza adolescenziale di lui infagottato in un trench giallo nei panni di Dick (nomen omen..) Tracy, quindi non mi soffermerò sulle suo doti artistiche, ma mi limiterò ad una veloce rassegna delle sue qualità esteriori:
Nonostante un paio di orecchie da primato (o, se preferite, da primate), il giovane Warren non sembrava male, sicuramente meglio di Cassano, e nemmeno si può dire che sia invecchiato nel peggior modo possibile, ma da qui a totalizzare un numero di conquiste così clamoroso ce ne passa, e tutto sommato permangono i dubbi sulla veridicità delle affermazioni contenute nel libro in questione.
Paradossalmente tendo a credere più attendibile la lista di amanti di Tiger Woods, da settimane in costante aggiornamento, per il semplice motivo che il campione di Golf lo faceva "alla zitta", fin quando c'è riuscito, defilandosi entro una ammirevole discrezione, virtù assai rara fra chi vanta capacità amatorie fuori dal comune.










mercoledì 13 gennaio 2010

Faustino Asprilla

L'attuale momento di fervore invernale, incorniciato dalla simultaneità di eventi imperdibili per la sublimazione del maschio quali la session di calciomercato invernale, quello cosiddetto di riparazione e l'ennesima edizione di Pitti Uomo, mi porta a proporvi una storia di altri tempi, primi anni '90, una epopea forse un po' inflazionata di calcio-sesso-intemperanze, ma che assume i contorni del MITO se il protagonista in questione risponde al nome di:

Faustino Asprilla

Arrivato dalla Colombia nella stagione '92/'93, a rafforzare l'attacco del "Parma dei miracoli" guidato dal burbero Nevio Scala, entrò subito nel cuore degli sportivi di tutta italia con le sue movenze feline da "James Brown del pallone", le sue progressioni da centometrista, le esultanze circensi dopo ogni marcatura.

Ma egli era di più.

Il campo gli stava stretto, esattamente come quei calzoncini che a fatica contenevano la bestia che autorevoli fonti narrano tenesse fra le gambe, pronta a scattare in caso di necessità.
E quando l'istinto di un coloured colombiano chiama, si sa, c'è poco di che tenere a freno, e allora via al valzer di rientri in patria dai quali tornare con i postumi di feste colossali celebrate al ritmo di cumbia e sparatorie, sregolatezze che i compagni di squadra erano pronti a perdonare, sedotti anche loro dall'esuberanza del latino dal passo felpato, ma sempre mal tollerate dall'allenatore Scala e dalla moglie di Faustino, stanca dell'insoddisfattibile libido del marito, ma soprattutto delle sue interminabili scappatelle, fra le quali se ne annovera una, leggendaria, con la diva softcore Petra Scharbach, la quale confermò più volte le sovrannaturali doti di amatore del bomber del Parma.
Nel '99 lasciò l'italia, lusingato dalla corte del Newcastle, che investiva su di lui per puntare al titolo, ma nella fredda inghilterra Faustino, fra infortuni ed incomprensioni, si perse, provò a tornare a Parma, dove comunque non ritrovò la via del gol, ma si ricordò molto più spesso dell'indirizzo di casa di Petra, quindi tornò in Sudamerica, per terminare la sua carriera da professionista fra gli ormai pochi spunti di classe e i probabilmente molto più numerosi figli illegittimi sparsi dalle Ande al Mato Grosso.
Adesso pare che si voglia dedicare alla politica, e viste le sue qualità fuori dal comune, non si può che immaginare un suo sicuro successo, soprattutto se si candiderà in Italia.
Io, ad esempio, lo voterei di sicuro.