martedì 23 febbraio 2010

Ezra Koenig & Zach Condon

Mah si, voglio esagerare, due sex symbol al prezzo di uno…
Due artisti che voglio prendere ad esempio di come siano cambiate le abitudini della musica indipendente, per quanto possa ancora avere significato questo termine, ai tempi del collasso dell'industria discografica e del digital download.
In ogni caso, prima di entrare prettamente nel tema, le presentazioni di rito:

Ezra Koenig & Zach Condon


Due giovani alfieri – leader dei Vampire Weekend il primo, meglio conosciuto con il nome d'arte di Beirut il secondo – della recente tendenza, chissenefrega se indie o mainstream, di superare i confini di quella ammuffita equazione alternativo=chitarre distorte, in nome di una curiosità estranea da ogni tipo di settarismo.
La musica balcanica e le influenze world music, una volta esclusivo appannaggio di un pubblico che non si muoveva dalla tipologia di post-comunista/finto-intellettuale, risaltano in questi gruppi nella loro più genuina e trascinante vitalità, sganciate come sono dalla anacronistica retorica barricadera dei vari Modena City Ramblers o Bandabardò e dai kalashnikov di Goran Bregovic.
Ragazzi perfettamente calati nella loro realtà metropolitana, con il look Ivy League in bella evidenza, senza magliette di Che Guevara e scarpe "el naturalista", ma con la rara virtù di riuscire a guardare oltre il proprio naso, virtù che, guarda caso, gli illustri alternativi di poco sopra, non hanno mai avuto e mai sapranno neanche cosa significa.
Se non vi garbano come sex symbol, provate quantomeno ad ascoltare i loro dischi, se vi fanno cacare pure quelli, la settimana prossima vi metto Pupo e il principe...












martedì 16 febbraio 2010

Eric Cantona

Dispiace rendermi conto di aver trascurato fino ad ora un personaggio di questa caratura.
Dispiace ricordarlo soltanto dopo il ripescaggio da parte di un regista bollito ormai da svariati anni che, a corto di risorse, come del resto tutti gli opinion leader di sinistra contemporanei, non ha trovato altro modo di mettersi in luce se non sfruttando il carisma di uno dei più grandi maudit del calcio:

Madame et monsieur

Eric Cantona

Lo volevo celebrare ben prima di Ken Loach, riparo adesso che la sua recente trasformazione in attore lo sta nuovamente portando alla ribalta, dopo i fasti degli anni'90, quando, con la sua terrificante personalità, annichiliva difensori e giornalisti.
Mi è sempre parso molto strano notare quanto i campioni dello sport siano a disagio al di fuori del campo di gioco, non penso sia neanche necessario esemplificare la questione riferendomi ai vari del Piero o Cannavaro, furie agonistiche col pallone tra i piedi, pezzi di legno in versione testimonial, come se il fiato di una curva intera pesasse meno dello stacco di coscia della Chiabotto.
La personalità non cede all'imbarazzo, lo affronta, nel caso, lo supera oppure, se non ci riesce, lo accetta sarcasticamente.
La carriera sportiva di Cantona è un bildungsroman pieno di cadute e risalite, di risse e di squalifiche, addirittura di abbandoni al professionismo e ripartenze dalla serie B inglese, fino all'epico finale all'Old Trafford, uno dei palcoscenici più eccitanti per un calciatore, in quella Manchester sempre pronta a celebrare i working class heroes, una città che lo ha eletto "the King" e amato addirittura più di George Best, sin da quando osò presentarsi con la scritta "Dieu" sulla maglietta, appena sopra quel mitologico numero 7.
Cantonà non si è mai fatto imbarazzare dal proprio carisma, lo ha cavalcato – non sfruttato – cosciente dell'impatto mediatico della sua esuberanza senza rimanerne schiacciato, geniale in campo quanto nei suoi sibillini attacchi ai tabloid sempre pronti a crocifiggerlo, idolo dei ragazzini che in mezza europa, nel mezzo degli anni '90, si alzavano il colletto prima di dare un calcio al pallone.












mercoledì 3 febbraio 2010

Benny Lava

Niente è più erotico della danza.
I nostri occhi consumisti, superficialmente abituati dai mass media a collegare il ballo a personaggi non proprio virili come Michael Jackson, Roberto Bolle o Ronaldinho, saranno invece iniettati di libido al primo movimento di anca del re del pop made in bollywood:

Benny Lava

La rete ci porta quelle ambasciate d'oriente che gli organi di informazione tradizionale ci costringono ad ignorare, presi come sono a promuovere ideali di bellezza patinata che non parlano ai comuni mortali, ma che possono solo essere sognati da chi non vive, come loro, nel posticcio mondo dello showbiz.
Benny Lava, invece, è uno di noi, solo che lui ha il dono della coordinazione.
Lui balla.
Non balla in uno studio televisivo, con il trucco che gli cola sulla fronte, lui lo fa sulla terra arida, in una estatica profusione di turbo-coreografie mozzafiato, senza mai scadere nel volgare o nell'inflazionato.
La sua arte è qualcosa di inedito, è sudore e fango, è occhiali e barba, è shearling ed essenza di gomasio, in pratica, la rappresentazione visiva di un orgasmo come mai nessuno è riuscito a delineare.

Benny lava è il sesso.
Tutto il resto è noia.

Un ringraziamento particolare alla Nipozzano crew per la segnalazione.