mercoledì 7 aprile 2010

Gianni Bugno

Il fascino rude del ciclismo ha da sempre sedotto l'homus italicus, che dai tempi dell'epico dualismo Coppi-Bartali aspettava con trepidazione quella breve stagione estiva dove la doppietta Giro-Tour riusciva a coprire la voragine aperta dal termine del campionato di Serie A.
Poco prima dell'attuale dissesto del professionismo su due ruote, ormai considerabile come una sorta di anticamera per San Patrignano, ci fu un periodo di particolare popolarità, dalla quale i miei adolescenziali ricordi non fanno fatica a recuperare la regale figura di:

Gianni Bugno

Splendido esemplare di antieroe sportivo, schivo e defilato, fece suo il giro d'italia del 1990 dominandolo dalla prima all'ultima tappa, come prima di lui era riuscito soltanto ad una manciata di campionissimi, imponendo la sua chioma impomatata nel firmamento dello sport nazionale, poco prima che le notti magiche sostituissero la sua popolarità con quella di Totò Schillaci.
Ma Gianni Bugno, ciuffo-ritrosa perennemente in bilico su quegli occhi infossati alla Morten Harket, sapeva che non era ancora giunto il momento dell'oblio, e nei successivi anni '91-'92 diventò campione del mondo, per il puro e semplice vezzo di accostare la maglia iridata alle lenti polarizzate che ammantavano di mistero quello sguardo da latin lover made in Brianza.
Come tutti i grandi campioni, ha conosciuto anche momenti di debolezza, subendo una squalifica per positività alla caffeina, che, agli sguardi meno perbenisti, apparve immediatamente come la definitiva consacrazione del suo maledettismo gentile, fatto di ingenua trasgressione alimentare e non spinto da maniacale agonismo competitivo.
Al termine della sua carriera professionistica, Bugno non si accontenta dei soliti ripieghi da ex atleta, ed è lui, impavido cuor di leone fresco di brevetto, che guida l'elicottero che segue il giro d'italia per le riprese aeree delle più recenti edizioni della corsa.
Infine, anno 2010, forse poco memore dei suoi trascorsi comunisti – "chiamavo compagni quelli della mia squadra" ebbe a dichiarare in una non precisata occasione – lo troviamo nella lista del candidato PD alla presidenza della regione Lombardia, e qui i suoi successi si trasformano in sconfitta, in un vortice di disaffezione che accomuna ciclismo e politica, con l'unica differenza che l'antidoping che ha falciato i miserabili delle due ruote, non è stato ancora introdotto all'uscita dei seggi elettorali.

Un particolare ringraziamento a quei bravi ragazzi (you know who you are), per l'ispirazione.











1 commento:

Anonimo ha detto...

grande.Un amico di mio padre mise nome al cane "Bugno" in onore al nostro amato ciclista.Bravo!
Morax