mercoledì 28 aprile 2010

Michael Stipe

Signore e signori, questa settimana voglio rendere omaggio ad un artista che ultimamente si è spostato nell'ombra del mecenatismo cinematografico, dopo la ribalta di massa che lo ha visto protagonista soprattutto negli anni'90, continuando però a marchiare con la sua firma, e soprattutto con i suoi soldi, pellicole come "Essere John Malkovich" e "Velvet Goldmine", a coronazione di un percorso che lo ha visto costantemente alla ricerca di stimoli visivi paralleli alla sua fulgida carriera di musicista.

Non ci sono cazzi

Michael Stipe

è un sex symbol coi fiocchi.

Ho sempre ammirato la sua voce nasale, dai quasi incomprensibili lamenti giovanili di "murmur", attraverso il pallottoliere di parole di "it's the end of the world as we know it", fino alla hit planetaria di "Losing my religion" col suo Caravaggesco video, che inaugura quella che sarà una costante dei R.E.M, e cioè riuscire nella quasi impossibile impresa di rendere il videoclip una realizzazione artisticamente interessante, al di là della sua funzione di obbligatorio strumento di promozione, soprattutto in epoca pre-internet.
Poi viene "Automatic for the people", e i singoli estratti dal disco di nuovo si accompagnano a video molto belli, su tutti "Drive" e "Everybody Hurts", senza contare che Stipe dedica una canzone– "Man on the Moon" – a uno dei più bizzarri protagonisti dello spettacolo come Andy Kaufman, che andrà a intitolare anche il film sul re dell'anti-Humor, interpretato da Jim Carrey.
Sono gli anni del Grunge, muoiono Kurt Cobain e River Phoenix, Michael Stipe ne rimane sconvolto, e dedica il disco più rumoroso della sua band –"Monster" – agli amici scomparsi, ed in uno di quei tiri mancini che il destino è capace di riservare, durante il tour del disco, Il batterista Bill Berry per poco ci lascia le penne per un aneurisma cerebrale, che lo costringe comunque a lasciare la band.
I R.E.M. a questo punto entrano nella storia, soprattuto per aver firmato il contratto più alto della storia della musica (80 milioni di dollari con la Warner Bros per cinque dischi), e mentre io sono li che ormai li immagino a fare il bagno nei dobloni, sfornano il capolavoro assoluto della loro carriera, quel "New Adventures in Hi-Fi", che rimane in perfetto equilibrio fra le melodie cristalline dei loro più grandi successi, il suono southern che si portano dentro dalle radici Georgiane, e quel pizzico di noise recente, dimostrando che si può avere il coraggio di rinnovarsi pur avendo alle spalle svariate milionate di dischi venduti.
Seguono ancora ottimi video, dischi meno ispirati, ma mai banali, molto meglio ad esempio, degli ultimi U2, o di tutti quelli di Luciano Ligabue, da sempre devoto al southern rock, che ci propina identico ad ogni disco, dimenticando che è di Correggio e non di Atlanta.












4 commenti:

Postmodern plastic toy ha detto...

(posso consigliare richard ashcroft?)
complimenti moderatore, ho l'ormone decisamente risvegliato ora che ho scoperto il suo blog, grazie grazie***

Anonimo ha detto...

gran figo.ma è buho.

Morax

Anonimo ha detto...

qui solo vecchi, morti e gay, non lo sapevi?
;-)

francesca ha detto...

che bella scoperta questo blog, micheal stype è, per avvenenza e carisma, decisamente nella top five, diciamo del ventesimo secolo: indimenticabile nel video originale di pop song 89, eventualmente anche in questa versione live: http://www.youtube.com/watch?v=OQJowszQH_4