mercoledì 30 giugno 2010

Martin Demichelis

Ho provato a non farmi coinvolgere dal mondiale di calcio 2010,
ma non ci sono riuscito.
Troppo forte è stato il richiamo delle vuvuzelas per rimanere impassibile di fronte alla capigliatura che sfodera un difensore dell'Argentina; quel capello lungo con rasatura ai bordi che pensavo fosse ormai relegato ai peggiori momenti delle scuole superiori e che invece viene ostentato con fierezza intimidatoria da:

Martin Demichelis

Difensore piombato, statuario nel fisico e nei movimenti, rappresenta in pieno lo stereotipo del latino buzzurro, quella figura che qualcuno crede di esclusivo dominio di telefilm come "Renegades", ma che invece spopola, affascina, calamitizza.
La discrezione non abita da queste parti, e neanche svariati anni di militanza nel campionato tedesco sono riusciti a scalfire la tabogatura del possente atleta in questione, con tanto di bambola patinata di contorno, una appariscente showgirl che nel suo recente passato ha flirtato pure con Diego Armando, il quale, una volta diventato allenatore della nazionale, si conferma sempre inarrivabile maestro di vita, affidando senza alcun imbarazzo nè rancore una maglia da titolare a colui che ha impagliato una sua ex, sbaragliando in questo modo il sergente di ferro Fabio Capello, arresosi ai tabloid per essere poi dagli stessi sfanculato pochi mesi dopo, a causa di un mondiale disastroso.
Commovente è, infine, l'omonimia del crinuto centrale difensivo
dell' albiceleste con il politico-viveur degli anni d'oro del socialismo, un profetico ambasciatore dei principi-guida della classe dirigente italiana, in anni ancora lontani dall'odierna emancipazione...









mercoledì 23 giugno 2010

Guy Ritchie - Mark Strong

Conosco pochi registi partiti col botto come ha fatto Guy Ritchie.
"Lock and Stock" e "the Snatch" sono per me sinonimo di puro "entertainment", pieni come sono di macchiette british-marce irresistibili come di camei altrettanto cockney come quelli di Goldie e di Vinnie Jones.
Poi, come spesso avviene a chi viene travolto da un successo imprevisto, egli si fa obnubilare dalla FIGA di turno, solo che a lui, per uno scherzo del destino che ancora non riesco a spiegare come sia potuto accadere, ne tocca una particolarmente ingombrante:
nientemeno che sua maestà Louise Veronica Ciccone.
E ciao Guy.
Perso per doveri coniugali dentro un infernale valzer di cabbale, adozioni a distanza, rapimenti travestiti da adozioni, remake con la moglie protagonista, lo si considera ormai rassegnato ad un futuro di cagnolino al guinzaglio della moglie popstar.
Ma lo wonder boy dell'action movie inglese rialza la testa, prova con "Revolver" a superare la crisi coniugale, ma non lo caca nessuno; tanto vale, a questo punto, divorziare, ed è proprio nell'anno 2008, momento della separazione da Madonna, che Guy risorge con "Rocknrolla".
A dirla tutta, il film non è ai livelli delle sue prime opere, ma la stoffa torna a farsi vedere, e soprattutto nasce una collaborazione che continuerà anche nel successivo "Sherlock Holmes", film che porta nuovamente il regista al successo di botteghino, con l'attore Mark Strong, una perfetta facciadimerda, dotata però di un personalissimo distacco anglosassone, duro nei lineamenti quanto sinistramente dandy.
Certo è che il percorso di rinascita di Guy Ritchie ha intrapreso una via decisamente più commerciale degli esordi, e gli annunciati sequel dei due film più recenti non fanno altro che rafforzare questa tesi, ma io sono convinto che questa nuova coppia di eleganti outsider riuscirà ancora a darci un po' di puro e semplice entertainment.