mercoledì 17 novembre 2010

Willy Cartier

Con grande entusiasmo accolgo il suggerimento di una delle pochissime persone che prendo in considerazione quando danno suggerimenti per questa rubrica, più che altro per l'atavica parentela che mi lega alle terre del riso piemontesi, e vi sparo in fronte la "next big thing" del modellismo umano internazionale:

Willy Cartier

Non so un cazzo di lui ma qui non c'è niente da sapere.
Questo modellino francese saltato alla ribalta principalmente con l'ultima campagna "Givenchy" c'ha una faccia che annienta tutte le possibili elucubrazioni sul concetto di fascino oggettivo:
lui è così sfacciatamente 2010 e allo stesso tempo 1992, è hipster e freakettone, c'ha il capello lungo e le sopracciglia folte, opportunamente separate l'una dall'altra, onde evitare il temibilissimo effetto MONOCIGLIO.
I suoi tratti apparentemente androgini svelano un retrogusto fra il NAVAJO e il NAZARENO, facendolo entrare di prepotenza nella categoria "crogiuolo di razze", tanto cara da tempo a questo blog, e lo impongono ancora di più come un'incredibile equilibrio di spinte erotiche, soprattutto perchè Willy ha la cosa più sexy che sia mai stata messa dalla Natura su una faccia umana:
Le lentiggini.
Anche io da giovane ce le avevo e per questo, infatti, sono diventato un supremo arbitro del buon gusto, chissà se anche Willy, una volta raggiunta l'età adulta, si metterà a scrivere cazzate su un blog...







mercoledì 10 novembre 2010

Robert Smith

Piove, piove e ripiove, oggi è pure grandinato, ma a poco serve stare appiccicati alla finestra sperando in squarci di bel tempo, piuttosto accendete lo stereo e mettete un disco dei Cure, e a meno che non vi emozioniate soltanto all'ascolto di Gigi D'alessio o di Stefano di X-Factor, sono sicuro che comincerà a piacervi anche l'autunno.

Visto che da un po' non si vede, è bene ricordarsi che

Robert Smith

è stato uno dei più ispirati protagonisti della musica degli ultimi 30 anni.
Una figura che ha davvero rotto gli schemi, dotata di un fascino oscuro eppure limpido; la sua acconciatura così disordinatamente decadente, gli occhi cerchiati e il rossetto sbavato sono diventati un trademark forte quanto il suo fantasioso chitarrismo effettato di flanger e chorus, un caposaldo del "Dark", un'icona estetico-musicale inscindibile, espressione di una singolarità genuinamente scaturita da una cristallina sensibilità artistica, e non da consulenti d'immagine assoldati per creare un look adatto agli umori malinconici della sua musica.
E, porca troia, che musica!
Dagli inizi, ai tempi del punk, con un suono che oggi non invecchia affatto, e che qualche anno dopo verrà incensato come "indie rock", alla trilogia di album terminata con "Pornography" che definirà per sempre il concetto di "gothic" e che ci consegna una manciata di canzoni eterne, come quel fantastico riff di "A forest", così sinistro, così suadente, che dal 1981 si è infilato nella testa di milioni persone, e ci rimarrà ancora per molto.
La voce squillante, ma educata, è sempre la stessa, anche quando i Cure intraprendono un percorso più leggero, consegnandoci perle come "the Lovecats" e "Close To me", destinate a divenire standard di contemporanea musica POP, fino alla consacrazione definitiva con un album maturo come "Disintegration", al quale ricorrono i miei ricordi pre-adolescenziali, impaurito quanto incuriosito dal videoclip di "Lullaby" che andava in heavy rotation su videomusic.
Certo è che poi, fisiologicamente, il suo percorso è andato in discesa, ma quello che Robert Smith ha fatto con i Cure nei suoi primi dieci anni, parecchia gente che ancora va in classifica può soltanto sognare di realizzarlo, e la sua figura di artista così profondamente dentro al suo tempo, dentro alla sua musica, dentro ai suoi testi, rimane un esempio di dedizione TOTALE, che si può solamente ammirare.










mercoledì 3 novembre 2010

Alessandro Gassman

"É giunta l'ora, Padre per me
ai miei amici, ho detto che...
"

era un mantra che, anni fa, fuoriusciva dalle parrocchie e probabilmente rimbombava nella testa del giovane Alessandro, giovane figlio di uno dei mostri più sacri del cinema italiano, ormai pronto a camminare da solo, ed abbandonare le orme dell'ingombrante genitore.
E di sicuro non avrà avuto problemi a sfondare in questo nostro paese ancorato a tradizioni feudali di nepotismo estremo, un "figlio di" che, otretutto, è pure un fico della madonna.

Alessandro Gassman

Nato a metà anni'60 da una relazione del padre Vittorio con l'attrice francese Juliette Mayniel, questo statuario erede si è via via guadagnato una credibile reputazione di attore, una pressochè indiscutibile statura di sex symbol e, con le recenti pubblicità del Glen Grant, pure una vena di simpatia autoironica, che in tempi di deliri di ego boosting davvero non guasta.
E dire che certo non era partito bene, con il legame che pareva indissolubile con l'altro "figlio di" Gianmarco Tognazzi, in una sarabanda di film inutili serviti più che altro a dimostrare l'inadeguatezza dello stempiato erede del "Petomane", anche perchè evidentemente risucchiato dall'avvenenza del piccolo Gassman.
E qui, a fine anni'90 Alessandro prende il largo, da solo, dimenandosi abilmente fra pellicole che qualche assai audace campanilista definirebbe "d'autore" (Ozpetek, Moretti), fiction, spot pubblicitari e remunerativi quanto più che legittimi sfruttamenti delle grazie che la natura gli ha concesso.
Si sa, ogni tanto esiste qualche "figlio di" buono a qualcosa di più che a farsi solamente odiare.