mercoledì 26 gennaio 2011

Zinedine Zidane

Il calcio è in crisi, si sa, non lo dicono in tanti ma la difficoltà è evidente.
Soffre il sistema pallonaro soprattutto in Italia, una volta meta simbolo di vertice di carriera per i migliori talenti del pianeta, che adesso invece spesso si accasano altrove.
Soffre soprattutto il sistema stadio, sotto tutti i punti di vista, perchè il cosiddetto "pubblico di merda" preferisce l'offerta in HD delle TV digitali, e gran parte degli ultras fa decisamente fatica a scendere a patti con le ridicole misure di controllo messe in atto dal governo.
Detto ciò, va anche riconosciuto che la crisi è esplosa solo negli ultimi anni, perchè fino alla fine del secolo scorso arrivavano in Italia campioni come:

Zinedine Zidane


Franco-algerino atipico, all'apparenza timido e riservato, ma periodicamente capace di scatti d'ira irrefrenabili, allo stesso modo con cui alternava sprazzi di classe sopraffina a giornate di totale apatia, nelle quali lo si vedeva trotterellare per il campo senza che gliene sbattesse una minchia della partita.
Praticamente la simbiosi perfetta del distacco spocchioso tipico d'Oltralpe e della mediterranea propensione allo scazzo, che lo ha tenuto lontano dalle critiche soltanto per il fatto di aver militato per la maggior parte della sua carriera in squadre di grandissimo blasone, e, a livello di nazionale, per esser capitato nella migliore Fancia di tutti i tempi.
Immaginatevelo nei Bleus visti la scorsa estate in Sudafrica, voglio vedere che cazzo faceva, Zizou...
In ogni caso, al di là della valutazione puramente tecnica, è curioso notare come la sua carriera post-agonistica abbia preso una decisa piega fashionista, per il sottoscritto assolutamente in linea con la sua attitudine a guadagnare sforzandosi il meno possibile già piuttosto evidente quando giocava:
E allora via al valzer di presenzialismi, patrocini, madrocini e testimonialate, tutti impegni impeccabilmente assunti da Zizou in virtù di un inedito charme spesso ostacolato da quella chierica che ostinava a portare in mezzo al cranio, e che in questa sua nuova vita ha deciso finalmente di azzerare, donando alla sua faccia gentilmente meticcia un deciso fascino, che io in ogni caso non riesco mai troppo a mettere a fuoco, poichè quando lo vedo, anche se indossa un completo di Paul Smith, immagino sempre la casacca della Juve cucita sul suo corpo, e si sa, nessuna mise rende più orrenda una persona che quelle merdose strisce verticali bianconere.












mercoledì 5 gennaio 2011

Andrew Bird

Sta scomparendo la qualità.
Nei prodotti di più comune utilizzo, a parte qualche eccezione, si riscontra un' approssimazione sempre più evidente, ovvio risultato di metodologie di produzione improntate principalmente sulla fretta e sull'improvvisazione nonchè sullo sfruttamento di una forza lavoro sempre meno pagata in rapporto all'impegno impiegato, ergo molto poco motivata.
Le arti dovrebbero riequilibrare questo dissesto, rimangono un baluardo di passione, di ispirazione seguita da una cura certosina dei dettagli, e a meno che non si faccia rientrare nell'ambito i cinepanettoni o la musica leggera, qualcuno che fa egregiamente il suo dovere c'è ancora.
Uno di questi è sicuramente

Andrew Bird

Uno di quegli artisti che definire signorile, è soltanto un modo per rendere merito alla sua cristallina abilità di canzoniere.
Alla soglia dei quaranta, questo signore molto spesso elegante, ha acquisito una capacità di incantare tutta sua, basata principalmente sulla passione per il violino, suo strumento principe e dal quale di solito partono le sue composizioni, passione che mai sfocia nel virtuosismo fine a se stesso, bensì in canzoni molto spesso fantastiche.
Andrew Bird è uno che si mette in discussione, cerca nuove soluzioni processando il folk in un'effettistica che ormai ha fatto scuola, può riuscire meglio in questo o quel disco, ma di sicuro sono ormai diversi anni che col suo fischio, altro inconfondibile marchio di fabbrica, continua ad affabulare quelle orecchie in cerca di un artista che non sporchi le sue melodie con testi scontati, che ci metta la tecnica anche, ma che riesca a sorprendere senza effetti speciali, ultimo baluardo dei bardi, in un mondo senza passione.