mercoledì 20 aprile 2011

Novello Novelli

Di leggenda in leggenda il blog continua.
E questo post mi sta particolarmente a cuore perchè reputo colui che mi accingo a celebrare, come il più alto depositario vivente della Toscanità, quella con la T maiuscola.
Eh si perchè dopo la scomparsa di Monicelli, tra un Benigni ormai edulcorato, lontano parente di quello che urlava "l'inno del corpo sciolto", un Carlo Monni sopraffatto dal suo maledettismo, fra promesse mai mantenute come Ceccherini e incolori arrivisti mainstream della stirpe Conti-Pieraccioni-Panariello, l'unico baluardo di integrità dell'ex Granducato rimane:

Novellantonio Novelli

e qui sono necessari almeno due spazi per gli applausi.


Straordinario caratterista nativo di Poggibonsi, l'ottantunenne attore impersonifica in modo magnificamente virtuoso tutti i tratti salienti dell'essere toscano:
La battuta sarcastica sempre sulla punta della lingua, la proverbiale avversione per le luci della ribalta e quella scontrosità melancolica della quale le sue leggendarie occhiaie sono la più efficace rappresentazione mai apparsa sulla faccia della Terra.
A conferma di ciò basta segnalare il fatto che imitatori di "borse" quali Benicio del Toro godono di successi ben superiori a quelli del suo ispiratore, esattamente come ai loro tempi figure di epocali innovatori made in Tuscany del calibro di Leonardo da Vinci o Fibonacci non furono riconosciute istantaneamente tali, ma riuscirono solo col passare del tempo ad iscriversi indelebilmente nella storia.
Le geniali comparsate di Novello Novelli nella nouvelle vague anni'80 del cinema toscano rimangono momenti di comicità inarrivabile, genuina e incompromissoria, che forse non arriveranno del tutto solo a quelli che non sono avvezzi all'accento, poveri sfortunati che possono comunque farsi bastare la sua voce sguaiata e la sua maschera burbera, che in ogni caso riesce a far ridere molto di più di un veejay livornese con gli occhi azzurri...










mercoledì 6 aprile 2011

Gianluigi Lentini

Oggi si entra nella storia, la storia di un predestinato, nato in quella provincia Torinese di Manzoniane reminiscenze, arrivato in vetta al mondo del calcio e da li velocemente sprofondato, ma nei secoli dei secoli piantato nei ricordi.

Gigi Lentini è una leggenda

Quei fortunati che se la sono vissuta in diretta, avranno sempre in testa la sua cavalcata impetuosa da ala vecchio stile, la progressione imprendibile da rugbysta, e sempre rimarrà leggenda il suo inizio di carriera, pulcino nel glorioso Toro, lanciato da un altro immortale romantico come Emiliano Mondonico, demiurgo di quella squadra dei primi anni '90 capace di arrivare al terzo posto in campionato e di lasciare un fiume di lacrime sui legni di quella maledetta porta di Amsterdam.
L'escalation di Lentini in quel periodo sembra inarrestabile, è il trascinatore del Toro, la curva Maratona lo adora come un figlio, si cominciano a tirare fuori impegnativi paragoni con la farfalla granata, una novità all'epoca per il sottoscritto, una scoperta che segnerà per sempre la mia esistenza.
Certo che, effettivamente, anche Lentini non sfugge alla tentazione del personaggio, con l'orecchino alla Maradona, con il caschetto sempre arruffato dal moto perpetuo delle sue lunghe leve che fanno di lui un Gullit sabaudo, e forse sarà anche per questo suo appeal che finisce nelle grinfie di papi Berlusca.
Dopo una trattativa estenuante, il Milan se lo aggiudica nel '92 per una cifra vicina ai 20 miliardi, la più alta mai registrata nel calciomercato italiano: I quotidiani gridano allo scandalo, Torino is on fire, i tifosi mettono a ferro e fuoco le strade cittadine, come era successo due anni prima a Firenze per la cessione di Baggio alla Juve.
Adesso invece non si incazza più nessuno, ora è la norma, nel calcio ma purtroppo anche fuori.
Nel Milan invincibile di Capello, Lentini non è più il solista idolatrato, ma comincia bene la sua avventura al top del pianeta pallone, finchè quella leggendaria sventura che perseguita i torinesi made in Toro si scaraventa su di lui nell'estate successiva al suo primo campionato in rossonero.
Al ritorno da Torino, dove frequentava la ex di Schillaci, si lancia in autostrada a 200 km/h con la sua Porsche, dimenticandosi del ruotino di scorta appena montato al posto della gomma forata, perde il controllo dell'auto e si salva per miracolo, ma si stronca tutto.
Torna a giocare dopo un anno intero, ma non è più Lentini, è un giocatore normale.
Il milan lo scarica ma lui continua, mette il cuore davanti alle gambe spezzate che non gli consentono più di fare la differenza, va a ricercare Mondonico all'Atalanta, torna al Torino e lo riporta in serie A, continua a vagare lontano dal calcio che conta, tuttora gioca e si diverte nel campionato promozione piemontese, dopo aver rifiutato l'offerta dell'Isola dei Famosi, perchè Gigi Lentini è una leggenda, non un burattino.
Amen