venerdì 1 marzo 2013

Bradley Wiggins

Nel tessuto sociale italiano, il ciclismo è uno sport che può storicamente considerarsi secondo soltanto al calcio, e sfido io a trovare un adulto che non abbia ricordi infantili di biciclette infilategli sotto il culo da genitori cresciuti con il mito di Coppi e Bartali.
Nel tessuto sociale inglese, al contrario, di ciclismo non è che ce ne sia molto; Ci si possono trovare svariati alcolici, giubbotti antipioggia di ottima fattura nonchè formaggi a pasta dura di colore tendente all’arancio, praticamente il sostrato perfetto per la più classica delle “eccezioni alla regola”.

Bradley Wiggins infatti, è un atleta eccezionale, non solo perchè, dopo anni di sacrifici e trionfi su pista, è riuscito, nella scorsa estate 2012, nella ragguardevole impresa di vincere l’oro olimpico su strada 10 giorni dopo essersi imposto nella Grande Boucle del Tour de France, ma soprattutto perchè è un Mod.

Uno che monta in sella con la zazzera frangiata e le basettone squadrate, uno che si sfava facile e non le manda a dire, con gli sporadici tatuaggi da galeotto, testimonianze di una vita di rincorse ben lontane dalle braccia illustrate degli hipster che vanno all’Eroica ma neanche si ricordano del “Diablo” Chiappucci.

Una nota rivista di lifestyle lo ha eletto uomo dell’anno, un altrettanto noto marchio di abbigliamento lo ha voluto per una linea che porta il suo nome, anche Elisabetta II non ha potuto ignorare la classe cristallina di questa contemporanea icona di stile e lo ha nominato Cavaliere dell’Ordine dell’Impero Britannico
Noi comuni mortali possiamo soltanto ammirare Sir Bradley, promettendogli amore eterno, finchè l’EPO non ci separi...











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