lunedì 1 aprile 2013

Giacomo Crosa

Mi ha sempre incuriosito la poca prestanza fisica della gran parte dei giornalisti radiotelevisivi che si occupano di Sport. Eccezion fatta per gli ex atleti prestati alla causa, solitamente impiegati come commentatori, l’epifania dei professionisti dell’informazione sportiva ha spesso impietosamente svelato un singolare campionario fatto di robotici replicanti come Piccinini, disastrosi simpatici-wannabe come Marco Mazzocchi fino ai casi-limite Pistocchi o Varriale.

Meno male che a un certo punto è apparso lui, Giacomo Crosa, ex saltatore in alto (6° posto a Città del Messico nel ’68), spalle larghe e sorriso abbagliante, occhio azzurro e ciuffata biondastra perfetti per Miami Vice, piuttosto che per Cologno Monzese. Un phisique du role da anchorman statunitense piegato a mezzobusto del TG5, dove per lungo tempo ha imperversato nell’appendice sportiva.

Ultimamente non lo si vede spesso, probabilmente per raggiunti limiti di età o forse per qualche epurazione di rete, ma qualche tempo fa l’ho intercettato nella telecronaca di incontri di boxe (ambito verso il quale non riservo ovviamente il minimo interesse), e devo dire che il Don Johnson de noantri si districava abilmente mostrando imparzialità ed una presunta competenza da non far rimpiangere mostri sacri come Franco Ligas o Rino Tommasi.







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