giovedì 10 ottobre 2013

Jürgen Klopp

La trasformazione che sta subendo il mondo del calcio negli ultimi anni sta riuscendo a mettere in crisi ben più di un appassionato. La combinazione mortale di acconciature imbarazzanti, calendari spezzettati e inauditi giochi di potere fra signoraggio old school e nuove leve del rampantismo sportivo a cavallo fra  Russia e Medio Oriente hanno allontanato dal pallone chi è cresciuto in epoche più fortunate.


Ogni tanto però, per fortuna, appare qualche outsider che ci riporta tutti attaccati ai match di Champion’s League, un vero personaggio come Jürgen Klopp. Modesto giocatore dal tipico fascino brutale made in Germany, ad un tratto (nel 2001) viene promosso allenatore della squadra nella quale ha trascorso tutta la sua carriera (Magonza), inforca un paio di occhiali e comincia ad assumere delle dimensioni metafisiche.


Dopo aver ottenuto la promozione in Bundesliga, porta in ritiro la squadra in un lago in Svezia, in tenda e senza energia elettrica, i giocatori lo prendono per pazzo, si vogliono allenare ma lui risponde: “Potete nuotare e pescare”, riesce a farceli stare per una settimana e quando tornano in Germania, la sua modesta squadra arriva all’undicesimo posto in campionato. La stagione successiva il Mainz  si qualifica per la Coppa Uefa.


Il Borussia Dortmund se ne accorge, lo chiama a guidare la squadra dalla curva più grande d’Europa, per provare a contrastare lo strapotere medievale del Bayern Monaco.
Klopp arriva nel 2008, ci mette due anni per vincere il campionato e l’anno successivo concede il bis, fino ad arrivare, nella scorsa primavera 2013, a contendere la finale di Champion’s ai signori bavaresi della Germania calcistica.
Perde la partita, ma dimostra che con la pianificazione, il gioco di squadra e una sana attitudine da cazzone, si può battere chiunque...














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